La marea

25 Gennaio 2008

La lettera aperta di solidarietà ai docenti della Sapienza ha avuto un successo inimmaginabile. Ormai la raccolta firme volge al termine, la curva delle adesioni è in netto calo. A breve sarà chiusa, sbrigatevi. [AGGIORNAMENTO: LA RACCOLTA FIRME E' STATA CHIUSA]

Nel titolo di questo post ho cambiato immagine, non più l’Everest, verticale, ma la marea, orizzontale, magmatica, lenta, immensa.

Questa incredibile marea diventerà un monito duraturo sulla questione della laicità; raccogliere decine di migliaia di firme in pochi giorni, senza l’aiuto dei giornali, solo per effetto del tam-tam della rete e della volontà dei cittadini (detesto la parola “gente”) di informarsi e dire la propria, testimonia potentemente l’ineludibilità della questione laica. Le nostre firme potranno venir passate sotto silenzio o vituperate, ma sono un dato di fatto. Adesso si dovrà capire come far emergere alla luce del sole vero, quello al centro del moto della terra, questa isola virtuale. Non sarà facile, ovviamente adesso l’attenzione di tutti è centrata sull’emergenza politica.

In Italia, l’irrisolta questione del rapporto tra stato e chiesa ha creato ciò che in politica è considerato un assurdo. Si dice che in politica non esiste il vuoto. Invece l’identità laica oggi in Italia è largamente sottorappresentata. La ricerca del consenso al centro, la paura di entrambi i fronti di non farcela senza il voto cattolico ha cancellato una semplice verità: che la laicità è un valore condivisibile e condiviso anche da molti credenti; che una politica sana e rispettosa di tutti è possibile anche con la cultura cattolica, non necessariamente contro. Che la laicità dello stato e delle istituzioni è un’idea armoniosa di patto sociale.

Purtroppo, la chiesa romana si è messa in marcia contro la laicità con rinnovato vigore sotto il pontificato di Joseph Ratzinger; la radicalizzazione anticlericale delle posizioni laiche, naturale reazione ad una politica culturale aggressiva della chiesa, sta facendo gioco a chi ha disegnato questo progetto, rendendo estremamente difficile ad un credente di smarcarsi, di manifestare un civile dissenso all’interno della propria comunità. Il dialogo all’interno del mondo cattolico appare ingessato, e la radicalizzazione anticlericale trasforma il gesso in cemento. Forse stiamo leggendo come aggressiva verso l’esterno quella che in realtà è solo una politica di contenimento interno.

Il degno compagno di strada di un simile percorso è un’informazione in parte controllata, in parte conformista e priva di spina dorsale.

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Vorrei dedicare l’ultima parte di questo post ai giovani, mi perdonerete questa piccola deformazione professionale di insegnante. Chi insegna a scuola, chi ha figli in età scolare, ma soprattutto voi stessi, giovani che andate a scuola: tutti insieme sappiamo che il problema principale, a scuola, è la disciplina (uso ancora questa vecchia, cara, negletta parola). Disciplina non tanto nel senso di obbedienza e sottomissione, ma di capacità di interpretare: il rispetto delle istituzioni, il rispetto del lavoro, il rispetto del sapere, il rispetto di sé. In ordine crescente di importanza. La verità: la tristissima verità è che tutto questo è colpa nostra al 70%, colpa della società degli adulti. Basta vedere la televisione, sputi nel parlamento, parole irripetibili, spintoni,… domani io come faccio a entrare in classe e arrabbiarmi con voi, se fate le stesse cose?

Purtroppo la maggior parte dei vostri tanti difetti viene dalla società degli adulti. Ma il 99% della piccola speranza di questo paese di risalire la china dipende da una vostra scelta. Se riuscirete a provare schifo per tutto questo, ma anche a non cadere nella facile via di fuga dell’indifferenza, allora c’è speranza per il futuro.

Vi prego, non diventate come noi. Siate meglio dei vostri insegnanti, dei vostri genitori; più seri; più capaci di mantenere la disciplina di sé. Chiedete più di quanto vi viene offerto. Purtroppo oggi solo questo sarebbe veramente dirompente, anticonformista, rivoluzionario. Perch´ oggi essere volgari, animati da bassi istinti, irrefrenabili nei modi, maleducati ed irresponsabili è molto più che conformista; è istituzionale! Ragazzi aiutateteci, non ce la facciamo più!


L’Everest

22 Gennaio 2008

Questo articolo nasce vecchio; abbiamo già abbondantemente superato quota 8000 e sfioriamo, nel momento in cui scrivo, i 10000 (al lordo però delle firme anonime, i falsi evidenti etc, che devo ancora ripulire). E’ un numero pazzesco, per una iniziativa a tam-tam popolare. Un buon soggetto di studio per una tesi in sociologia politica. Vi ricordo il link della lettera aperta: www.petitiononline.com/386864c0/petition.html.

Ho sentito molte persone, anche su questo blog, sollevare critiche ben argomentate sull’iniziativa dei fisici. I temi di critica sono essenzialmente due, ben espressi da due commenti molto lucidi: che (1) non è vera l’equazione invito=asservimento e che (2)sia stato tutto controproducente. Secondo me su questi punti sarebbe utile riflettere (qualcuno l’ha già fatto rispondendo a quei commenti, andate a vedere).

Sul punto (1), ritengo che il nodo della questione sia quello, sottile, di quale significato abbia, o dovrebbe avere, l’inaugurazione dell’anno accademico. Durante quella cerimonia, l’Università dovrebbe guardare dentro sé stessa, e definire i propri obiettivi per l’anno anche in relazione ai propri rapporti con la società. Non esiste una regola certa su come comportarsi, chi invitare e chi no, e sulla base di quali criteri; ma certamente un criterio non puo` ridursi al “non mi piace quello che ha da dire”, perché non sarà mai possibile invitare qualcuno che piaccia a tutti, e soprattutto perché è un concetto troppo contiguo alla censura e all’impedimento della parola.

Ricordo gli anni in cui ancora si rispettava la bella tradizione che a parlare alla Sapienza fosse sempre il decano dell’università; questo era un criterio chiaro e semplice, una tradizione che venne (giustamente, anzi a maggior ragione) rispettata anche quando il decano era lo storico revisionista de Felice, sempre duramente contestato. Adesso vanno in voga scelte più “pubblicitarie”; si sente parla re dell’inaugurazione più come di un evento, uno happening, piuttosto che come di una cerimonia. Si cerca di invitare un nome noto per ragioni pubblicitarie, e certo a questo scopo chi meglio del Papa?

Secondo me i nodi da sceverare sono parecchi. Intanto è evidente a tutti che la volontà di partecipare al dialogo da parte del papa è asimmetrica: il papa è felice di rilasciare una lectio magistralis, magari in un contesto solenne, ma non lo vedremo mai seduto ad una tavola rotonda, e men che meno partecipare a Porta a Porta o a Ballarò; fa ridere solo l’idea, semplicemente non è cosa. Nè vedremo mai uno scambio di opinioni tra il papa e un suo avversario. Chiunque altro che non fosse il papa avrebbe risposto personalmente (magari anche molto duramente, e forse persino con qualche buona ragione) a Cini, intavolando un vivace scambio di opinioni; ma questo non è accaduto e fa sorridere anche il solo ipotizzarlo. Il massimo che possa accadere, quando accade, è un dialogo per cosí dire clandestino, per interposto cardinale o giornalista curiale. Ecco, questo del rifiuto aprioristico del dialogo e del confronto mi sembra già un eccellente criterio di esclusione.

Molto delicato, perché opinabile sotto vari aspetti, è il tema della evidente strategia di attacco agli spazi laici da parte della chiesa romana. Ovvio che temere questo è un’implicita affermazione di debolezza. Il papa può dire ciò che vuole, ma non ne ho paura; resto libero di dissentire. Se ne ho paura al punto di volerlo azzittire, sto mettendo la mia paura sopra la libertà di parola, ed è sbagliato. Questa è un’obiezione potente. Ma qui non si tratta affatto di azzittirlo o meno; si tratta di riconoscerlo. La venuta del papa all’inaugurazione non sarebbe stato un dare la parola, perché il papa non ha bisogno che gli si dia la parola: ce l’ha! Qull’evento sarebbe stato un riconoscimento! O meglio, uno sdoganamento. Il papa forse non è più venuto perché questo obiettivo era comunque fallito.

Questo ci porta al punto (2). E’ vero che sarebbe stato molto meglio che tutto questo non fosse successo. Ovvero sarebbe stato meglio che quell’invito non fosse mai stato fatto, e qui ricadiamo sul tema delle responsabilità del rettore. Ma dire che l’azione dei fisici è stata controproducente e si sia tradotta in una sconfitta della laicità è decisamente riduttivo. Ragionando a contrario, cosa sarebbe successo se il papa avesse partecipato all’inaugurazione senza proteste (salvo ovviamente i soliti quattordici scalmanati che non mancano mai)? Sarebbe passata nell’immaginario collettivo, sui media, l’immagine di un’università che si pone sotto l’ala protettiva del papa, guida spirituale e grande intellettuale in sintonia con la cultura laica più aperta. Questo papa in difetto di consenso avrebbe, agli occhi di molta gente, assunto una statura gigantesca. Un fatto epocale. I cittadini avvertiti avrebbero fatto forse il distinguo che l’asservimento non consegue dall’invito, ma l’impatto mediatico (sapientemente orientato) sarebbe stato fortissimo. Ci sarebbero state proteste e critiche a posteriori, che sarebbero state bollate come rottami ideologici, in un clima da tribuna di stadio; immaginate solo per un attimo cosa sarebbe successo, Ratzinger è stato a un pelo da un colpaccio incredibile. Sicuri che sarebbe stato meglio non dir nulla?

Resta ovviamente il fatto che si tratta di una brutta storia, che si sarebbe potuto facilmente prevedere d evitare. Bastava non fare l’invito.

Questi i temi che propongo. A voi la parola.