Solidarietà ai docenti della Sapienza a difesa della laicità del sapere
20 Gennaio 2008Benvenuto su Appello Laico; questo blog nasce sull’onda della lettera di solidarietà ai docenti della Sapienza, relativa alle polemiche suscitate dalla mancata partecipazione di Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Roma “Sapienza”. E’ mantenuto dall’autore della lettera.
Se non l’hai già fatto, puoi leggere ed eventualmente sottoscrivere la lettera seguendo questo collegamento.
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Vorrei iniziare il dibattito sull’unico punto della lettera di solidarietà che è stato contestato (debbo dire da pochi) firmatari. Ovvero la frase di apprezzamento alla sensibilità del pontefice. Vorrei spiegarne pubblicamente le ragioni.
In primo luogo, volevo subito mettere in chiaro che non si trattava di un appello anticlericale; l’anticlericalesimo è una posizione perfettamente legittima e degna, ma in questa vicenda il cuore del problema è un altro, è l’identità laica. Come non si puo` chiedere a un gatto di abbaiaree a un cane di miagolare, non si può pretendere che sia il Papa a preoccuparsi del rispetto della laicità. Il Papa, la Curia, la diplomazia vaticana tirano l’acqua al proprio molino. Il cuore di tutta questa vicenda non è che il Papa occupi uno spazio che non gli è proprio, ma che questo spazio venga lasciato vuoto e non presidiato dalle istituzioni laiche; nella fattispecie, in primis dal Rettore e da chi all’interno dell’Università lo ha sostenuto, in secundis da parte di esponenti della politica e della istituzioni con commenti fuori luogo.
Posta così la questione, la lettera è stata firmata anche da moltissimi cattolici; perché non è affatto vero che la laicità e la fede (o meglio, le fedi) siano disgiunte e contrapposte, ma possono e anzi devono convivere in una società libera e democratica, e la prima deve essere per cosí dire il contesto in cui le seconde si collocano.
Ma c’è un’altra ragione, alla base di quella frase. Nella società italiana si è persa la capacità di giudicare gli atti per quello che appaiono, siamo malati di dietrologia. In questa vicenda, però, a mio parere si tratta del classico caso in cui la forma diventa sostanza. Infatti, sin dall’inizio si è trattato di una vicenda carica di significati simbolici e di aspetti formali; si ritiene inopportuno ed irrituale che il Papa partecipi ad una certa cerimonia perché questa cerimonia ha certi significati e non altri; che l’atto di invitare il Papa sia stato un errore formale e sostanziale. E via dicendo. E allora, guardando alla forma degli atti e delle cose dette, il Papa ha ricevuto un invito che ha accettato, e quando si è scoperto ospite non gradito ha declinato. Formalmente ineccepibile. Che questo si sia poi trasformato in un ritorno d’immagine, che sia stata una mossa politicamente intelligente, è nella responsablità di chi ha servito questa occasione su un piatto d’argento, non di chi l’ha colta. Ecco, se in questo paese si rispettasero di più le forme e i riti della convivenza sociale e democratica, forse si comincerebbe a non ritenere che tutto sia permesso e che non sia mai necessario dimettersi, qualunque cosa accada.
Pubblicato da appellolaico