Eh, evidentemente non sono la persona giusta per mantenere un blog… non riesco a starci dietro. Ad ogni modo, son tornato qui motivato dal desiderio di fare un commento a margine della recente sentenza della Corte Europea sulla necessità di rimuovere i crocefissi dalle aule. Non c’è molto da dire, è una decisione ovvia e scontata in qualunque paese diverso dal nostro… ed infatti il governo italiano ha annunciato ricorso! Sbalordisce vedere un simbolo religioso derubricato dai suoi stessi “adoratori” a marcatore del territorio, un ruolo condiviso con la pipì dei cani… ho come l’impressione che un credente sincero sarebbe il primo a voler vedere applicata la sentenza europea, per sottrarre il suo crocefisso da questa disputa tutta temporale. Ma credo che di sinceri credenti ve ne sian ben pochi tra i marmi, i quadri e gli ermellini dei ricchissimi palazzi d’oltretevere…
2009 – Le cose non migliorano, anzi! Ma ci sarebbe un’idea…
3 Gennaio 2009Comincio con delle scuse!
Vedo che questo blog continua a essere visitato anche se l’ho abbandonato essenzialmente per motivi personali, ma non solo. “Appellolaico” E’ diventato un topos della laicità, a conferma che i blog non appartengono ai loro autori, ma alla comunità che raccolgono. Mi sento un po’ come un traditore.
Molti di voi avrebbero voluto sapere quale esito hanno avuto le 20mila firme. Giorni di lavoro di editing hanno prodotto un file stampabile enorme, che ho messo a disposizione dei 67 fisici. La visibilità mediatica non è stata enorme, ma le firme hanno avuto risonanza su diversi quotidiani nazionali: sono servite a non far sentire isolate quelle persone, a rompere l’accerchiamento: anche se non è apparso in modo visibile, hanno fornito uno scudo che ha interrotto immediatamente il linciaggio mediatico. Questo era lo scopo.
Ad un certo punto sono sparito. In realtà, sono sparito perché avevo un progetto, al quale ho lavorato per quasi due mesi, assieme ad alcune persone. Il progetto s’è arenato di fronte alle difficoltà giuridiche (legge sulla privacy) e finanziarie. Molte delle persone cui m’ero rivolte si sono ritirate indietro, spaventate dal clima politico e culturale angosciante. Poi la pressione della vita, il lavoro, etc. e, rimasto solo, ho lasciato perdere tutto.
Adesso è venuto a scadenza il dominio che avevo acquistato, www.anagrafelaica.it, ed è stata l’occasione per ripensarci.
L’idea parte dalla seguente, semplicissima constatazione; esistono tantissimi blog/gruppi/associazioni che si occupano di laicità, ma ciascuno riveste la laicità di una filosofia particolare: si puo` essere laici e atei, laici e cattolici, laici e protestanti, laici e buddhisti, laici ed ebrei, laici e musulmani, laici e agnostici… e si puo` essere laici di destra, laici di sinistra, laici di centro… e si puo` essere laici e anticlericali, ma anche laici e praticanti… laici e razionalisti, oppure laici e sentimentali… Invece quasi tutte le realtà esistenti sovrappongono alla questione della laicità una qualche visione particolare, sia essa filosofica, politica o esistenziale.
La terribile conseguenza di siffatta situazione è la frammentazione: nessuna delle realtà esistenti, a quanto mi risulta, è pensata per cercare l’aggregazione ampia, ma tutte promuovono una visione ideale e quindi costituiscono una nicchia. E’ abbastanza tipico di una situazione dove le persone dibattono della loro visione del mondo: difficile spogliarsi di una parte della propria visione nello sforzo di definire un denominatore comune, che per sua stessa natura è riduttivo.
L’obiettivo che m’ero proposto era quindi di creare una struttura cui chiunque si riconoscesse a qualunque titolo, secondo una qualsivoglia personale filosofia di vita e visione del mondo, nella laicità come necessità democratica per una fraterna convivenza civile, potesse afferire in libertà, senza dover contestualmente sottoscrivere affermazioni che con il principio di una società laica poco hanno a che fare.
Adesso vi espongo tutta l’idea, e poi aggiungero` alcuni commenti.
Lo strumento che avevo immaginato era quindi un’anagrafe laica, un servizio aperto a chiunque volesse dichiarare il proprio sostegno ad una società laica, a prescindere da convinzioni religiose, orientamento politico, visione del mono e della vita.
Insomma, contarci! Perché oggi nessun partito politico ha la forza o la volontà di farlo; chi come noi oggi si riconosce nella laicità oggi è sostanzialmenze senza rappresentanza, se non al prezzo di riconoscersi in qualche soggetto parzialissimo.
Quindi lo strumento che avevo pensato (e anche realizzato tecnicamente) era un portale, al quale ci si potesse iscrivere come laici; al quale si potesse richiedere un attestato di iscrizione (tramite posta certificata); sul quale fossero disponibili (previa autorizzazione degli iscritti) gli elenchi dei nominativi di coloro che volessero rendere pubblica la propria iscrizione; e che pubblicasse in tempo reale la consistenza del database. La scelta di un linguaggio “burocratichese” (anagrafe, attestato d’iscrizione, etc) serve a veicolare nel modo piu` evidente possibile la scelta di terzietà: niente passione, niente derive assembleariste, nessuna intenzione di creare un soggetto politico surrettizio.
Le difficoltà di questo progetto sono molteplici. La prima è: quale definizione di laicità; la soluzione è pero` a portata di mano. Basta indiviuare un insieme assai ristretto di proposizioni, da presentare come un test di laicità; ovvero non costituiscono un programma e non esauriscono in alcun modo le questioni sul tappeto, ma se sei d’accordo su di esse, sei certamente un laico. Una cartina di tornasole, insomma. Non è facilissimo, ma neanche impossibile. Ne avevamo ideate cinque, ma per il momento questo non è il problema piu` grosso. [questo "noi" è destinato a restare misterioso, visto che gli altri hanno abbandonato il progetto]
Il problema piu grosso di questo progetto è la gestione dei dati, sotto due profili: tecnico-giuridico e politico.
Tecnicamente, dopo lunghe disamine e consultazioni con giuristi, pare che la legge 196/2003 (codice sulla privacy) ci obblighi ineludibilmente a raccogliere le autorizzazioni al trattamento dati su carta (sebbene Stefano Rodotà, da noi all’epoca consultato, non abbia ritenuto di farci sapere la sua opinione). Questo vuol dire che se per esempio s’iscrivessero centomila persone in un anno, ci troveremmo con una pila di fogli (spessore 0.1 mm) alta come un palazzo di 4 piani. E si tratterebbe di smistare in media qualche centinaio di lettere/fax al giorno. Tutto questo vorrebbe dire una casella postale maxi, servizi di ufficio, un locale sicuro dove conservare l’archivio, sorveglianza, una persona che lavora a tempo pieno per aprire e catalogare le lettere. Insomma, diciamo grosso modo 100mila eur/anno. Questo solo in conseguenza della legge 196. Chi a questo punto avesse voglia di dire “chi se ne frega, nessuno rispetta la 196″, a parte altre considerazioni di obbedienza alle leggi dello stato, farebbe bene a misurare l’entità e la determinazione delle forze potenzialmente contrarie ad un simile progetto.
Basterebbe chiedere n<10 euro come tassa d’iscrizione all’anagrafe, e si sarebbe coperti; eventuali surplus potrebbero essere devoluti o accantonati per coprire le spese degli anni successivi (meno iscritti). Quindi questo si puo` risolvere, anche se non è faclissimo; resta in particolare il problema del finanziamento iniziale.
Politicamente, il problema non banale è la costituzione del soggetto che avrebbe la tiolarità dei dati raccolti. Per garantire il successo dell’iniziativa, occorre ideare una struttura blindata che garantisca chi s’iscrive all’anagrafe ch la sua desione non verrà usata surrettiziamente a scopi politici specifici. Inoltre, per il bene della democrazia, si deve impedire che il soggetto che detiene i dati diventi un incontrollabile mostro politico. I modelli possibili sono due: una piccola associazione di pochissime persone, oppure un’associazione ampia, tutti gl’iscritti all’anagrafe sono anche soci. In entrambi i casi, uno statuto blindatissimo che vincoli in maniera ineludibile l’uso dei dati, ed in particolare ne impedisca il trasferimento della titolarità ad altri soggetti, o che vengano usati a scopi diversi da quelli inizialmente previsti.
Io avevo scelto il primo modello, ma sono rimasto solo: pare che sia un peso troppo forte per poche persone. Forse hanno ragione, un piccolo soggetto potrebbe essere troppo indifeso da pressioni esterne.
Quindi vorrei ripartire da qui, da questo piccolo blog semiabbandonato (per colpa mia) e vedere se si riesce a costituire un gruppo sufficientemente coeso e motivato per realizzare questo folle progetto possibile.
Pubblicato da appellolaico
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