Comincio con delle scuse!
Vedo che questo blog continua a essere visitato anche se l’ho abbandonato essenzialmente per motivi personali, ma non solo. “Appellolaico” E’ diventato un topos della laicità, a conferma che i blog non appartengono ai loro autori, ma alla comunità che raccolgono. Mi sento un po’ come un traditore.
Molti di voi avrebbero voluto sapere quale esito hanno avuto le 20mila firme. Giorni di lavoro di editing hanno prodotto un file stampabile enorme, che ho messo a disposizione dei 67 fisici. La visibilità mediatica non è stata enorme, ma le firme hanno avuto risonanza su diversi quotidiani nazionali: sono servite a non far sentire isolate quelle persone, a rompere l’accerchiamento: anche se non è apparso in modo visibile, hanno fornito uno scudo che ha interrotto immediatamente il linciaggio mediatico. Questo era lo scopo.
Ad un certo punto sono sparito. In realtà, sono sparito perché avevo un progetto, al quale ho lavorato per quasi due mesi, assieme ad alcune persone. Il progetto s’è arenato di fronte alle difficoltà giuridiche (legge sulla privacy) e finanziarie. Molte delle persone cui m’ero rivolte si sono ritirate indietro, spaventate dal clima politico e culturale angosciante. Poi la pressione della vita, il lavoro, etc. e, rimasto solo, ho lasciato perdere tutto.
Adesso è venuto a scadenza il dominio che avevo acquistato, www.anagrafelaica.it, ed è stata l’occasione per ripensarci.
L’idea parte dalla seguente, semplicissima constatazione; esistono tantissimi blog/gruppi/associazioni che si occupano di laicità, ma ciascuno riveste la laicità di una filosofia particolare: si puo` essere laici e atei, laici e cattolici, laici e protestanti, laici e buddhisti, laici ed ebrei, laici e musulmani, laici e agnostici… e si puo` essere laici di destra, laici di sinistra, laici di centro… e si puo` essere laici e anticlericali, ma anche laici e praticanti… laici e razionalisti, oppure laici e sentimentali… Invece quasi tutte le realtà esistenti sovrappongono alla questione della laicità una qualche visione particolare, sia essa filosofica, politica o esistenziale.
La terribile conseguenza di siffatta situazione è la frammentazione: nessuna delle realtà esistenti, a quanto mi risulta, è pensata per cercare l’aggregazione ampia, ma tutte promuovono una visione ideale e quindi costituiscono una nicchia. E’ abbastanza tipico di una situazione dove le persone dibattono della loro visione del mondo: difficile spogliarsi di una parte della propria visione nello sforzo di definire un denominatore comune, che per sua stessa natura è riduttivo.
L’obiettivo che m’ero proposto era quindi di creare una struttura cui chiunque si riconoscesse a qualunque titolo, secondo una qualsivoglia personale filosofia di vita e visione del mondo, nella laicità come necessità democratica per una fraterna convivenza civile, potesse afferire in libertà, senza dover contestualmente sottoscrivere affermazioni che con il principio di una società laica poco hanno a che fare.
Adesso vi espongo tutta l’idea, e poi aggiungero` alcuni commenti.
Lo strumento che avevo immaginato era quindi un’anagrafe laica, un servizio aperto a chiunque volesse dichiarare il proprio sostegno ad una società laica, a prescindere da convinzioni religiose, orientamento politico, visione del mono e della vita.
Insomma, contarci! Perché oggi nessun partito politico ha la forza o la volontà di farlo; chi come noi oggi si riconosce nella laicità oggi è sostanzialmenze senza rappresentanza, se non al prezzo di riconoscersi in qualche soggetto parzialissimo.
Quindi lo strumento che avevo pensato (e anche realizzato tecnicamente) era un portale, al quale ci si potesse iscrivere come laici; al quale si potesse richiedere un attestato di iscrizione (tramite posta certificata); sul quale fossero disponibili (previa autorizzazione degli iscritti) gli elenchi dei nominativi di coloro che volessero rendere pubblica la propria iscrizione; e che pubblicasse in tempo reale la consistenza del database. La scelta di un linguaggio “burocratichese” (anagrafe, attestato d’iscrizione, etc) serve a veicolare nel modo piu` evidente possibile la scelta di terzietà: niente passione, niente derive assembleariste, nessuna intenzione di creare un soggetto politico surrettizio.
Le difficoltà di questo progetto sono molteplici. La prima è: quale definizione di laicità; la soluzione è pero` a portata di mano. Basta indiviuare un insieme assai ristretto di proposizioni, da presentare come un test di laicità; ovvero non costituiscono un programma e non esauriscono in alcun modo le questioni sul tappeto, ma se sei d’accordo su di esse, sei certamente un laico. Una cartina di tornasole, insomma. Non è facilissimo, ma neanche impossibile. Ne avevamo ideate cinque, ma per il momento questo non è il problema piu` grosso. [questo "noi" è destinato a restare misterioso, visto che gli altri hanno abbandonato il progetto]
Il problema piu grosso di questo progetto è la gestione dei dati, sotto due profili: tecnico-giuridico e politico.
Tecnicamente, dopo lunghe disamine e consultazioni con giuristi, pare che la legge 196/2003 (codice sulla privacy) ci obblighi ineludibilmente a raccogliere le autorizzazioni al trattamento dati su carta (sebbene Stefano Rodotà, da noi all’epoca consultato, non abbia ritenuto di farci sapere la sua opinione). Questo vuol dire che se per esempio s’iscrivessero centomila persone in un anno, ci troveremmo con una pila di fogli (spessore 0.1 mm) alta come un palazzo di 4 piani. E si tratterebbe di smistare in media qualche centinaio di lettere/fax al giorno. Tutto questo vorrebbe dire una casella postale maxi, servizi di ufficio, un locale sicuro dove conservare l’archivio, sorveglianza, una persona che lavora a tempo pieno per aprire e catalogare le lettere. Insomma, diciamo grosso modo 100mila eur/anno. Questo solo in conseguenza della legge 196. Chi a questo punto avesse voglia di dire “chi se ne frega, nessuno rispetta la 196″, a parte altre considerazioni di obbedienza alle leggi dello stato, farebbe bene a misurare l’entità e la determinazione delle forze potenzialmente contrarie ad un simile progetto.
Basterebbe chiedere n<10 euro come tassa d’iscrizione all’anagrafe, e si sarebbe coperti; eventuali surplus potrebbero essere devoluti o accantonati per coprire le spese degli anni successivi (meno iscritti). Quindi questo si puo` risolvere, anche se non è faclissimo; resta in particolare il problema del finanziamento iniziale.
Politicamente, il problema non banale è la costituzione del soggetto che avrebbe la tiolarità dei dati raccolti. Per garantire il successo dell’iniziativa, occorre ideare una struttura blindata che garantisca chi s’iscrive all’anagrafe ch la sua desione non verrà usata surrettiziamente a scopi politici specifici. Inoltre, per il bene della democrazia, si deve impedire che il soggetto che detiene i dati diventi un incontrollabile mostro politico. I modelli possibili sono due: una piccola associazione di pochissime persone, oppure un’associazione ampia, tutti gl’iscritti all’anagrafe sono anche soci. In entrambi i casi, uno statuto blindatissimo che vincoli in maniera ineludibile l’uso dei dati, ed in particolare ne impedisca il trasferimento della titolarità ad altri soggetti, o che vengano usati a scopi diversi da quelli inizialmente previsti.
Io avevo scelto il primo modello, ma sono rimasto solo: pare che sia un peso troppo forte per poche persone. Forse hanno ragione, un piccolo soggetto potrebbe essere troppo indifeso da pressioni esterne.
Quindi vorrei ripartire da qui, da questo piccolo blog semiabbandonato (per colpa mia) e vedere se si riesce a costituire un gruppo sufficientemente coeso e motivato per realizzare questo folle progetto possibile.
14 Gennaio 2009 alle 0:36 |
Sono la prima ?
Non ho esperienza di come vadano le cose, ma se si salvassero le copie delle autorizzazioni in formato pdf, che viene stampato al bisogno?
15 Gennaio 2009 alle 7:58 |
Ho letto il post e ci ho rimuginato su per una decina di giorni (scuse anche da parte mia
).
)
Che dire…Intanto grazie per il resoconto (sospetto di aver contribuito a farti sentire un traditore
L’idea dell’anagrafe laica mi sembra buona. Adesso il difficile sarà far ripartire in grande il passaparola. Alcune cose che non ho capito bene:
quali dati bisognerebbe dare per iscriversi (nome e cognome, C.I.?, comune di residenza?,…)
quali sarebbero pubblici (nell’elenco consultabile)
se tu hai già completamente chiari gli aspetti organizzativi della seconda opzione (tutti soci) o se vorresti dei nostri contributi anche su questo. (io non ne so niente)
Ciao
Valeria
15 Gennaio 2009 alle 20:34 |
Ciao Gherry, vedo che non smoderi i messaggi con il nick
Domanda: l’autorizzazione deve essere in forma cartacea perche’ chi si iscrive deve mettere la firma a mano? Ma allora tutti quei pallini che inserisco online con cui acconsento al trattamento dati, che caspita sono???
Comunque l’idea e’ buona, ma concordo con Valeria, sara’ molto piu’ difficile riprendere l’onda di esasperazione dovuta alla vicenda dei 67. Sinceramente non capisco perche’ hai deciso di non dire nulla tutto questo tempo, anche perche’ secondo me esiste una scelta intermedia: un’anagrafe pubblica, con nome, cognome e basterebbe credo un codice fiscale, adesso non vorrei dire stupidaggini, ma se io leggo nome cognome codice fiscale, che me ne faccio? a che dati sensibili posso risalire? Credo che gli utenti del blog di Beppe Grillo facciano così.
Verrebbe fuori una cosa a meta’ fra la petizione con la scelta fra firma “normale”, cioe’ senza dati, che rimane simbolica, e una firma “certificata”
17 Gennaio 2009 alle 16:29 |
OK, sono arrugginito… l’anno scorso il blog m’inviava per mail le richieste di smoderazione, adesso è cambiata la piattaforma…
La risposta: semplicemente, non avevo intenzione di aspettare, in un mese avevo creato tutto, comprato il dominio, progettato il portale… anche un sacco di lavoro fatto! il problema è che mi sono fermato davanti ai problemi legali.
Il dato sensibile è la stessa iscrizione all’anagrafe, quello è il dato. Non importa che t’iscrivi per rendere pubblica una tua opinione, io amministratore devo avere l’autorizzazione a pubblicare quel dato sensibile.
Ora qualcuno potrebbe pensare che sono troppi scrupoli. Ovviamente se ci s’iscrive in 1000 non importa a nessuno. Ma se puta caso si dovessero raggiungere cifre di iscritti a sei zeri (e non è impossibile, visto che oltre il 50% delle famiglie italiane ha accesso a internet), allora il progetto potrebbe dare fastidio a qualcuno, ed è meglio essere blindati. Leggetevi la legge, c’è la galera e multe salatissime! Io si, vabbè, la causa… ma insomma, non ho la vocazione del martire. E ho visto bene come hanno lavorato per distruggere l’appello, ho speso delle notti a ripulire le iscrizioni dagli insulti!
Comunque il problema non si pone. Ho provato per curiosità a lanciare lo stesso progetto in versione facebook, gruppo “promuovo la laicità dello stato”. Siamo a meno di 2000 iscritti in due settimane e il trend fa pensare che si resterà ben sotto i 10000, mentre il gruppo per il trasferimento del vaticano in groenlandia ha raggiunto in breve tempo oltre 126000 iscritti. Insomma, la gente è anche arrabbiata, ma pare poco pronta all’uso di strumenti seri e pacati, che alla lunga sono i soli che possono portare risultati.
Forse il mondo dei blog è migliore, ma nutro poche speranze.
Avrei più o meno risolto il problema tecnico con fax digitali e lettura di codici a barre, ma insomma io stesso comincio a crere pochino nel progetto.
Qui che si dice?
18 Gennaio 2009 alle 23:46 |
“Avrei più o meno risolto il problema tecnico con fax digitali e lettura di codici a barre”
Quindi se capisco bene, non si porrebbe piu’ il problema della carta, mentre il dato di eccezionale importanza e delicatezza e’ il fatto stesso di possedere i dati?
Curiosita’: sei sempre tu ad avere aperto i due gruppi su FaceBook ?
Secondo me ha ragione Valeria, che il problema piu’ grosso e’ che e’ venuto a mancare il collegamento potente fra l’esasperazione data dalla vicenda dei 67 e questo blog.
Non credo che il progetto in se’ abbia poco respiro, anzi, solo che bisogna ripartire con la pubblicita’, segnalarlo alle associazioni che promuovono la laicita’, come definisci tu, con una parola aggiunta, in modo da creare un unico grande portale di persone che si riconoscono nei principi della laicita’.Anzi potresti chiamarlo così: portale laicità.
Credo cioe’ che in questo momento la strada piu’ semplice sia l’adesione delle associazioni, da atee a cattoliche.
In ogni modo, se hai promosso il progetto in versione facebook, direi di collegarlo a questo blog e alla petizione, in modo che magari ritornandoci per caso uno si iscriva.
18 Gennaio 2009 alle 23:47 |
Segnalo l’interessante articolo di Cattani:
http://www.piergiorgiocattani.it/Documents/da%20ruini%20a%20bagnasco.pdf
18 Gennaio 2009 alle 23:50 |
http://www.lettera22.it/showart.php?id=6891&rubrica=21
19 Gennaio 2009 alle 19:19 |
Adesso non gettiamo subito la spugna… Hai delle scadenze tipo “affitto” del dominio? Se questo non è il caso, io direi di continuare a provarci, almeno per 3-4 mesi. Necessariamente all’inizio le cose procederanno un po’ a rilento… per ora siamo 4gatti a ricordarci di questo blog.
Per partire in fretta la soluzione più fattibile è l’idea di Sara di rivolgersi alle associazioni, ma immagino che non sia la tua preferita. Sospetto che a te piacesse l’idea di partire dal basso, senza ‘imprimatur’ di sorta. In effetti, la prima associazione che aderisce rischierebbe di dare la ‘tonalità’ a tutta l’iniziativa.
Per il momento io direi di provare a spargere la voce nel nostro piccolo e stare a vedere.
20 Gennaio 2009 alle 0:15 |
Ciao Valeria, in effetti anche io sospetto che Gherardo non voglia cercare affiliazioni di sorta
Pero’ secondo me senza partire dalle associazioni non si va molto lontano. Lancio la fantasia a briglia sciolta: l’immagine che io ho in mente e’ quelladi un portale wiki, prendo a modello questo qui che pure non c’entra nulla http://www.senso-comune.it in cui ogni associazione che ha a cuore la laicità ha uno spazio che la rappresenta all’interno di un “portale laicita’” che per statuto ospita tutti, dall’UAAR ai focolarini. Questo stesso portale laicita’ ospiterebbe la banca dati.
Volendo si potrebbe creare un forum di discussione ma il rischio e’ che tutto si trasformi in un soggetto politico. Oddio sarebbe un male? Non so…