Solidarietà ai docenti della Sapienza a difesa della laicità del sapere
Benvenuto su Appello Laico; questo blog nasce sull’onda della lettera di solidarietà ai docenti della Sapienza, relativa alle polemiche suscitate dalla mancata partecipazione di Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Roma “Sapienza”. E’ mantenuto dall’autore della lettera.
Se non l’hai già fatto, puoi leggere ed eventualmente sottoscrivere la lettera seguendo questo collegamento.
Questo blog è moderato. Si prega di evitare volgarità, insulti, attacchi personali e affermazioni violente. Siccome lavoro, in genere non riuscirò a smoderare più di due volte al giorno.
Vorrei iniziare il dibattito sull’unico punto della lettera di solidarietà che è stato contestato (debbo dire da pochi) firmatari. Ovvero la frase di apprezzamento alla sensibilità del pontefice. Vorrei spiegarne pubblicamente le ragioni.
In primo luogo, volevo subito mettere in chiaro che non si trattava di un appello anticlericale; l’anticlericalesimo è una posizione perfettamente legittima e degna, ma in questa vicenda il cuore del problema è un altro, è l’identità laica. Come non si puo` chiedere a un gatto di abbaiaree a un cane di miagolare, non si può pretendere che sia il Papa a preoccuparsi del rispetto della laicità. Il Papa, la Curia, la diplomazia vaticana tirano l’acqua al proprio molino. Il cuore di tutta questa vicenda non è che il Papa occupi uno spazio che non gli è proprio, ma che questo spazio venga lasciato vuoto e non presidiato dalle istituzioni laiche; nella fattispecie, in primis dal Rettore e da chi all’interno dell’Università lo ha sostenuto, in secundis da parte di esponenti della politica e della istituzioni con commenti fuori luogo.
Posta così la questione, la lettera è stata firmata anche da moltissimi cattolici; perché non è affatto vero che la laicità e la fede (o meglio, le fedi) siano disgiunte e contrapposte, ma possono e anzi devono convivere in una società libera e democratica, e la prima deve essere per cosí dire il contesto in cui le seconde si collocano.
Ma c’è un’altra ragione, alla base di quella frase. Nella società italiana si è persa la capacità di giudicare gli atti per quello che appaiono, siamo malati di dietrologia. In questa vicenda, però, a mio parere si tratta del classico caso in cui la forma diventa sostanza. Infatti, sin dall’inizio si è trattato di una vicenda carica di significati simbolici e di aspetti formali; si ritiene inopportuno ed irrituale che il Papa partecipi ad una certa cerimonia perché questa cerimonia ha certi significati e non altri; che l’atto di invitare il Papa sia stato un errore formale e sostanziale. E via dicendo. E allora, guardando alla forma degli atti e delle cose dette, il Papa ha ricevuto un invito che ha accettato, e quando si è scoperto ospite non gradito ha declinato. Formalmente ineccepibile. Che questo si sia poi trasformato in un ritorno d’immagine, che sia stata una mossa politicamente intelligente, è nella responsablità di chi ha servito questa occasione su un piatto d’argento, non di chi l’ha colta. Ecco, se in questo paese si rispettasero di più le forme e i riti della convivenza sociale e democratica, forse si comincerebbe a non ritenere che tutto sia permesso e che non sia mai necessario dimettersi, qualunque cosa accada.
20 Gennaio 2008 alle 19:16
Sono d’accordo.
Quello che mi spaventa letteralmente e’ come sia stata “montata” tutta la storia: siamo partiti da un dissenso interno alla Sapienza, che e’ stato reso pubblico (e gia’ questo non ve bene), ma altro non era che l’espressione del pensiero di un gruppo di persone. Mi sembra che la Costituzione sancisca il diritto di pensare e parlare liberamente… Invece tale pensiero e’ stato preso a pretesto per inventarsi un attacco al papa, quasi come se dopo l’attentato a Wojtila ci fosse bisogno di un altro martire.
Qui invece e’ in ballo qualcosa di molto piu’ importante, e ben lo sanno i politici che hanno fatto muro contro i docenti della Sapienza: se accettano che la gente comune pensi con la loro testa, i primi ad essere fritti sono proprio loro. Insomma, non e’ possibile che 67 persone possano essere causa di tanto sconquasso… O sono una minoranza e quindi per definizione non pericolosi, o sono solo la punta dell’iceberg. Speriamo che contro questo iceberg si schianti il Titanic della nostra societa’ malata di tv, talk-show, grandi fratelli ecc. ecc.
Ma quello che sta succedendo e’ semplicemente vergognoso, compreso il fatto che l’aula studenti della Sapienza e’ stata devastata, e nessun giornale ne parla.
20 Gennaio 2008 alle 19:35
Propongo un mio articolo uscito su un giornale locale (”Corriere di Gela” del 19-1-07)
Il Papa e la Sapienza
I 67 professori di Fisica della Sapienza che avevano manifestato al Rettore il loro disagio per la decisione di quest’ultimo di invitare Ratzinger alla cerimonia di apertura dell’anno accademico di giovedì 17 gennaio, giustificavano il loro punto di vista non solo con argomentazioni generali relative alla ben nota posizione reazionaria del Papa in materia di scienza, ma anche con un riferimento preciso a un fatto accaduto 18 anni fa. Nel 1990, infatti, in un discorso tenuto a Parma, l’allora cardinale Ratzinger citò a proprio sostegno le parole di un noto filosofo della scienza, Paul Feyerabend (1924-1994), in cui si sosteneva che la Chiesa aveva avuto le sue ragioni a condannare Galileo: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione» (citato in J. Ratzinger, Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti, Ed. Paoline, Roma 1992, p. 78). Tutto ciò, hanno detto i docenti dissidenti della Sapienza, umilia ancora oggi il lavoro di qualsiasi uomo di scienza.
In merito a questo particolare della vicenda, non si sono adeguatamente rilevate due cose.
1) È ovvio che Feyerabend aveva ottime (ancorché discutibilissime) ragioni per fare quella famigerata osservazione, legate all’impostazione generale del suo pensiero anarchico. In Contro il metodo (1975), la celebre opera in cui essa ricorre, si trovano numerosi dettagli sulla vicenda Galileo, e Feyerabend spiega provocatoriamente che, per sostenere le sue tesi eliocentriste, lo scienziato ha dovuto violare molte regole ‘scientifiche’ codificate nel corso di una tradizione lunghissima (e non solo quelle di Aristotele, ma anche quelle che tanto sarebbero piaciute ai teorici del metodo scientifico come Karl Popper, il suo grande bersaglio polemico). In sostanza, Feyerabend voleva dire che Galileo ha agito in maniera anarchica contro qualsiasi metodo scientifico prescrittivo e vincolante, sia esso quello aristotelico della Chiesa di allora, quello neopositivista di Carnap o quello falsificazionista di Popper, e pertanto lanciava una sfida aperta e libertaria all’istituzione, che dunque aveva le sue ‘ragioni’ per condannarlo, come, secondo lui, le avrebbe oggi un popperiano per fare la stessa cosa. Viceversa, Ratzinger non aveva alcun motivo per far sua quella affermazione, o meglio, ne aveva solo uno: strumentalizzare un filosofo della scienza per assolvere la barbarie repressiva della Chiesa del XVII secolo e legittimarne il ruolo di arbitro competente in materia di scienza sia ieri che oggi.
2) Tuttavia, è giusto porsi dal punto di vista di un clericale e osservare onestamente che Feyerabend non si è dimostrato affatto scontento della citazione di Ratzinger. Nell’autobiografia (Ammazzando il tempo. Un’autobiografia, Laterza, Roma-Bari 1994, p. 202), in un contesto in cui stava rievocando un viaggio in Italia nel 1990 per ritirare il Premio Fregene, egli scrisse: «Fu più o meno allora che il cardinale Ratzinger, l’esperto del Papa nelle questioni dottrinali, tenne a Parma una conferenza discutendo il caso Galilei e mi citò a sostegno della sua posizione». Vuol dire che Feyerabend era orgoglioso di questa menzione speciale? Non si può escludere, conoscendo il suo anarchismo metodologico che lo ha spinto a sostenere che anche le idee più aberranti (comprese quelle naziste) meritano di essere prese in considerazione. Ma erano altri tempi, e all’epoca la sottile strumentalizzazione poteva non essere colta. Oggi siamo più smaliziati, perché ci scottiamo ogni giorno con la prepotenza e con l’arroganza culturale della Chiesa
Sappiamo come è andata a finire. Io penso che sia stata già una gran cosa il fatto che alcuni docenti e studenti abbiano avuto il coraggio di opporsi esplicitamente e fermamente a una cosa inutilissima nella sostanza (Ratzinger non avrebbe ripetuto che i soliti infondati luoghi comuni sulla fede che in Dio con Dio e per Dio, vero Logos, fonda e invera ogni sapere vero) e dannosa nella forma (perché avrebbe rinforzato nella maggioranza dei semplici il luogo comune infondato e implicito secondo cui la Chiesa ha da dire cose rilevanti e autorevoli sul mondo che ci circonda).
La vicenda rispecchia esemplarmente la situazione italiana di questi anni. È stato stupefacente vedere come, presso i politici nostrani, si sia scatenata la corsa in soccorso del più forte. Anche il Presidente del Consiglio è sceso in campo rilasciando dichiarazioni indignate contro i docenti di fisica rei di aver voluto imbavagliare il povero e indifeso Ratzinger. Nessuno di questi si è vergognato per aver fatto finta di non capire che è proprio chi ha avuto la bella idea di invitare il Capo di uno stato estero, notoriamente nemico della conoscenza libera e laica, all’inaugurazione dell’a.a. del più prestigioso ateneo della Capitale che dovrebbe giustificare con argomenti validi una scelta di questo tipo. Ma è ovvio che tali argomenti non esistono, perché la scelta è stata un puro atto di sottomissione compiacente a un potere oscurantista che ormai sta dilagando. Non c’è stato un solo giornalista che abbia chiesto al Rettore di spiegare su quali basi ritenga che il Papa rappresenti una voce autorevole e competente in materia di scienza e di pena di morte, al punto da rendere desiderabile una sua prolusione alla Sapienza su tali temi. In Italia, gente influentissima in Parlamento e nel mondo dei media è sinceramente convinta che quello religioso, e cattolico in particolare, sia un magistero dotato di una autorevolezza epistemologica intrinseca, a priori, che pertanto non deve dare dimostrazioni sul campo con risultati concreti in termini di contributi allo sviluppo della conoscenza. È un magistero autoprotetto posto al di là della discussione e del libero esame. È un assegno in bianco che la Chiesa è riuscita ad estorcere e che nessuno più si sogna di chiedere indietro. Ecco perché ci si indigna ipocritamente se qualcuno osserva che il re è nudo e che non ha alcun titolo per tenere lezioni di qualsiasi tipo in una università laica di un regno non suo.
Il “gran rifiuto” di martedì 15 ha salvato Ratzinger dai fischi, cui non è abituato chi vive circondato da schiere di adoratori. La cosa scandalosa è stata leggere le dichiarazioni di Prodi, Veltroni, Fioroni, Cesa e altri notabili di entrambi gli schieramenti, tutti compatti nel mostrare indignazione per il gesto di “maleducazione” e di “intolleranza” dei professori di fisica e degli studenti. Dovrebbero capire che la colpa è solo loro se la Chiesa ha potuto alzare la cresta al punto da presentarsi ormai come un attore ascoltatissimo e autorevolissimo nello spazio della discussione pubblica su questioni civili, politiche e culturali, e che questo non poteva non scatenare una reazione (inevitabilmente scomposta) nella minoranza autenticamente laica che percepisce in tutto ciò una indebita intromissione negli affari del nostro Stato da parte di una setta di anacronistici ierofanti stranieri. Abbiamo una classe politica miope e miserabile che per puro opportunismo elettoralistico agisce con una logica culturalmente così arretrata (la religio come instrumentum regni) da risultare più vicina a quella del mondo islamico che a quella delle democrazie moderne, e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti, a tutti i livelli, dalla spazzatura figlia del clientelismo e del nepotismo di casta all’orribile idea - condivisa praticamente da tutti i papaveri, dal Rettore al Presidente del Consiglio, dal leader dell’opposizione al Ministro dell’Istruzione - che un Papa, cioè una figura fondata su un’ideologia infondata sopravvissuta al Medioevo, sia dotato ancora oggi di autorevolezza in materia di etica, scienza e politica (proprio lui che in campo etico si basa ancora su un vademecum settario fissato 2000 anni fa, in campo scientifico non sa nulla per principio e in campo politico è fermo alla teocrazia).
20 Gennaio 2008 alle 20:08
Caro Gherardo, il punto su cui ti chiederei un chiarimento non e’ quello di cui hai appena parlato, ma sono le righe piuttosto forti rivolte a Guarini, imputandogli responsabilita’ ben maggiori di un (recidivo) invito inopportuno. Nell’impeto di indignazione per la deformazione strumentale della vicenda ho firmato; ma, forse anche per ignoranza di alcuni dettagli, quello e’ l’unico punto che non sento di poter sottoscrivere in pieno. Potresti motivarlo e argomentarlo meglio, ad uso di tutti? Grazie.
20 Gennaio 2008 alle 20:27
Beh, non è che conosca molti dettagli neanche io, giudico dagli atti e dai fatti. L’invito al papa in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico è ovviamente molto discutibile; lo si sarebbe potuto (e potrà) invitare in qualunque altra occasione, magari anche con tutta la pompa e i salamelecchi che si fossero ritenuti necessari (se li si ritiene necessari); ma l’inaugurazione è un momento di indirizzo, e una prolusione papale, apodittica per definizione, sarebbe risultata inconciliabile con l’idea di università intesa come tempio laico della cultura universale. Questo si suppone che un rettore dovrebbe saperlo. Poi esce fuori che la lettera era privata e risale al 23 novembre. Il rettore è andato avanti per la sua strada per molto tempo, ignorando quindi i malumori che montavano. Inoltre a ben vedere lo sgarbo al papa non si sarebbe verificato se quell’invito non fosse stato fatto.
20 Gennaio 2008 alle 20:47
Fin li’ c’ero; e’ parte del motivo per cui ho firmato, e sostanzialmente parte delle stesse motivazioni della lettera al rettore che, come sicuramente molti altri firmatari della petizione, condivido. Quello che per cui mi manca qualche fatto, e’ questo:
“Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia”
In che modo?
Immagino che con la risposta che mi hai dato tu abbia voluto argomentare l’inettitudine di Guarini al ruolo che ricopre. Per quello che mi riguarda, trovo, come ho accennato, che abbia sbagliato e che perseveri nell’errore; ma credo che il diritto di giudicare se, tenuto conto anche del resto del suo operato, sia o meno adatto al ruolo che ricopre spetti al corpo docente de La Sapienza, e fosse, un giudizio da tenere fuori dal testo della petizione.
Grazie comunque per i chiarimenti che hai voluto e vorrai dare, e per aver organizzato tutto questo.
20 Gennaio 2008 alle 21:42
Mah, non conosco Guarini e non posso dire se sia inetto in genere. Non lo conosco, non so che Rettore sia. Sto tentando di dire che in una situazione dove gli aspetti formali sono sostanza (perché appunto le perplessità sulla partecipazione del papa all’inaugurazione sono legati alla carica simbolica della figura del papa e a quella della cerimonia dell’università laica), guardo agli aspetti formali e vedo: che tutto muove da un atto del Rettore, non condiviso né condivisibile. Non vorrei essere frainteso: la mia non è la santa crociata contro il Rettore, di cui francamente so pochissimo e importa ancor meno; magari è un ottimo rettore. Ma insomma se concordiamo che l’invito al papa è stato un grave errore ed è stato la causa degli eventi successivi, se poi ci chiediamo chi ha fatto l’invito e chi ha ignorato i malumori dell’ateneo, con il cerino in mano resta il rettore.
Sulla supplenza: discende da un argomento. Se concordiamo che la partecipazione del papa sarebbe stato un precedente negativo, allora è stato un bene impedirla; in tal modo è stato corretto un atto del rettore. Questo ho chiamato “supplenza”.
Sul fatto che il ruolo del rettore non riguardi chi, come noi, osserva la vicenda dall’esterno, non ne sarei cosi` certo: ovviamente è delicato, l’indipendenza dell’università è un valore altrettanto importante della sua laicità; ma indipendenza non vuol dire torre d’avorio e non vuol dire che anche l’università non abbia delle responsabilità verso la società civile. Tra queste, tutelare sé stessa.
A questo punto sarebbe d’uopo aprire il vaso di Pandora di tutti gli altri modi in cui l’università tradisce sé stessa e la società civile, ma per il momento sarebbe troppa carne al fuoco.
20 Gennaio 2008 alle 21:56
Ciao Paolo, scusa se mi intrometto ma penso che non e’ solo il corpo docente ad vere il diritto di giudicare l’operato di un rettore. L’universita’ e’ fatta di docenti ma anche e soprattutto di studenti. Che pagano le tasse e hanno l’obbligo primario di studiare ma anche il diritto di farlo nelle migliori condizioni possibili. Se un gruppo di docenti non puo’ dire quello che pensa, chi mi garantisce che sia libero di insegnare senza “indirizzamenti” esterni? Ho due figli, e ti garantisco che la scuola di ogni ordine e grado e’ al lumicino, mentre dovrebbe essere la culla dei futuri cittadini di domani. Credo che ci sia una volonta’ ben precisa di crescere generazioni di ignoranti, facilmente irretibili perche’ non sono abituati a pensare e a capire quando li si sta fregando. L’universita’ e’ l’ultimo gradino della nostra scuola, non e’ un buon rettore quello che non capisce che deve tenere fuori dalle aule sia l’asservimento alla politica che la religione, e che se proprio deve farlo, deve chiamare TUTTI a parlare: papi, imam, lama ecc. (il che e’ alquanto scomodo nella pratica, e rischia di lasciar fuori dalla porta qualcuno). Non eccelle un rettore che non capisce che un conto e’ invitare Wojtila, in occasione dei 700 anni di fondazione della Sapienza, come rappresentante del primo papa fondatore, e un altro conto e’ invitare Ratzinger all’inaugurazione dell’anno accademico, cerimonia di indirizzo; inoltre Wojtila fu invitato nel 2003, dopo che molti anni prima aveva ammesso gli errori della Chiesa e “rifatto” il processo a Galileo, chiedendo scusa; e nonostante tutto aveva trovato modo di “uscire fuori dal seminato”, parlando a ruota libera perche’ un papa e’ un papa, anche fuori dal pulpito.
Guarini non poteva non immaginare che qualche contestazione ci sarebbe stata, come ci fu allora. Certamente , una volta fatto l’invito non poteva piu’ ririrarlo; ma una possibile soluzione poteva essere che, ammettendo l’errore, garantisse alla parte laica dei docenti e/o studenti la possibilita’ di rispondere civilmente ad eventuali esternazioni in materia di sudditanza alla religione (e guarda caso alla religione cattolica) della scienza, dell’etica, della ricerca e in generale del pensiero .
20 Gennaio 2008 alle 23:48
Mi pare che si è fatto e si sta facendo un can can per niente. ll rettore aveva il diritto d’invitare il papa, i 67 prof che hanno inviato la richiesta di revoca dell’invito al rettore avevano il diritto di manifestare il loro disaccordo, i collettivi, pur in modo plateale..ma si sa fanno sempre così…, avevano il diritto di dissentire e il papa , viste le cose, ha ritenuto opportuno non intervenire e se interveniva, logicamente, aveva il diritto di parlare. Non sono d’accordo con quelli che dicono che il papa è stato imbavagliato, come lo erano simbolicamente gli studenti di CL ammessi alla cerimonia (loro sì…). Il papa ha deciso di non venire ma poteva anche venire. Ma voi pensate che se il papa fosse venuto i contestatori sarebbero stati ammessi nell’aula o nella cappella, insomma nei luoghi dove avrebbe dovuto fare il discorso? Io non penso. Gli studenti presenti sarebbero stati ben selezionati e il papa avrebbe preso gli applausi dei presenti così come li ha presi il suo discorso. E in ogni caso, se fosse stato contestato da qualche presente, questo aveva il diritto di dissentire, così come altri di applaudire. Se la chiesa si affaccia sulla scena pubblica deve anche aspettarsi il confronto e il dissenso. E i collettivi? Con o senza papa (in questo caso senza) avrebbero protestato lo stesso anche perchè c’erano altri motivi di protesta contro Mussi (come il precariato) che peraltro sono passati in secondo piano (ma guarda caso..).E il gruppo di contestatori, sparuto rispetto alle forze dell’ordine (300 contro 3000!), avrebbe protestato, com’è successo, fuori dall’università.
Un’ultima cosa, non so se nelle vostre città, ma ieri a Milano, all’uscita della metropolitana, i giovani di CL distribuivano il volantino del discorso che il papa avrebbe dovuto tenere all’università…Il volantino è intitolato: “La Sapienza del papa”
In quanto a propaganda…
21 Gennaio 2008 alle 9:41
Concordo con te.
Non so cosa sia successo a Roma perche’ sono stata a casa tutto il giorno causa influenza, ma ho visto i tg. Francamente, non mi e’ sembrato che a Piazza s. Pietro fosse presente tutto il popolo cristiano, o almeno quelli che bloccarono mezza citta’ per i funerali di Wojtila. C’era invece, come nei giorni passati, un anticipo di campagna elettorale, con l’aria che tira….
Vedo anch’io un gran can can, del tutto strumentale se rapportato all’entita’ del “gesto” sacrilego di chi ha dissentito, e che ha comunque avuto molte meno possibilita’ di parlare di altri. Comunque sia, tutta questa storia, come altre in passato, e’ servita egregiamente a spostare l’interesse della gente da altri problemi, compreso quella della spazzatura. Vorrei vedere i nostri politici belli compatti per altre questioni, a cominciare dai problemi del precariato, dell’energia, dell’inquinamento, della violenza che pervade sottilmente la societa’, elle difficolta’ economiche di tanti italiani, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
Comunque, sono lieta che il papa abbia ribadito che per lui tutti hanno diritto di parlare, voglio vedere alla prossima occasione!
Chissa’ se in futuro riuscira’ a trovare il tempo di ricevere il Dalai Lama; in fondo anche lui e’ il capo spirituale e non di uno stato estero, anche se in esilio e perseguitato dal gigante cinese. Ma nessuno ha parlato di onta per lui, quando recentemente e’ stato in Italia, ed e’ stato ignorato da tutti. E pensare che Bush gli ha dato la massima onorificenza americana…
21 Gennaio 2008 alle 10:18
è stato celebrato degnamente il CEI Pride
21 Gennaio 2008 alle 12:25
Sentite: io non sono un cattolico credente, e dunque non tiro l’acqua al mio mulino, come potrebbe pensare qualcuno (ma chi non la tira?).
C’è un’equazione che mi giunge difficile da capire: quella Invito Papa=asservimento. Me la spiegate? Cioè, se si fa parlare qualcuno, si è automaticamente asserviti? Mi chiedo: ma se fosse stato invitato un politico, uno qualunque, chi mai avrebbe reagito dicendo che si è asserviti al potere politico? Si pensa forse che vi sia un potere scientifico?
A me sembra che voi tutti ritenete che l’invito al Papa avrebbe significato la genuflessione della scienza, del sapere. Io no. Siamo seri: ma credete che il Papa sarebbe venuto con l’aspersorio, al grido di “Convertitevi infedeli”? Avrebbe detto, come era prevedibile e come si è visto dal testo diffuso, che la scienza ha bisogno di un supporto morale, e che questo supporto non può essere offerto dal puro individualismo e dalla tecnica. Si potrà essere o meno d’accordo, ma io non vedo nulla di scandaloso in tutto ciò. Ascoltare un simile discorso non credo che significhi asservimento. E se ci sono persone che decidono di prestare attenzione a ciò, non vedo come democraticamente possano essere chiamati servi. Non credo stia alla società sindacare come le opinioni di ciascuno si formano. In caso contrario, si rischia la stessa critica che poi viene fatta alla Chiesa.
A questo mondo c’è chi dice che il pensiero scientifico debba essere orientato dalla fede e chi la pensa in modo contrario: che vogliamo fare? I cattolici non possono avere spazio per esprimere pubblicamente non solo le loro opinioni, ma anche le loro posizioni?
E poi, non so, ma ho l’impressione che in ballo non ci sia tanto la religione, ma piuttosto il cattolicesimo. Perchè mi sa che se fosse stato invitato il Dalai Lama, o qualche imam, la lectio avrebbe avuto una coloritura liberale, vero? Col cattolicesimo, invece, oppressione e asservimento.
Io non capisco come, in una democrazia, si possa parlare di asservimento. Se si ha una testa per pensare, non ci si dovrebbe preoccupare di diventare servi di nessuno. Se qualcuno la pensa in modo diverso da noi, ripeto, non vedo come lo si possa definire servo di qualcosa, a meno di pensare che tale persona sia stupida.
Io che non sono servo di nessuno, non avrei avuto nessun timore a che il Papa fosse invitato ad aprire l’anno accademico alla mia università. Sapete chi è che ha paura di diventare servo di qualcuno? Chi servo lo è già. Gli altri vanno in giro a testa alta, e ascoltano tutti, perchè tutto è utile, a questo mondo, per riflettere e pensare. Tutto.
21 Gennaio 2008 alle 12:58
Sono pienamente d’accordo con il testo dell’appello, di cui ho avuto notizia dal sito di Libera cittadinanza insieme alla lettera aperta di Flores D’Arcais sempre a Napolitano. E proprio il tema della supplenza che trovo interessante: se tutti i massimi esponenti non dico della sinistra ma dello Stato laico, a cominciare dal Presidente si affrettano a sposare le tesi di illiberalità e persecuzione del “povero” Papa e si affrettano a solidarizzare coi potenti.. allora (volendo esagerare nella diffamazione dei soliti studenti ignoranti e violenti che gridano la Verità (quella vera sig. Ratzinger, cioè che non è opportuno che un Papa dia l’indirizzo ad una Università laica, come peraltro può fare nell’Universita cattolica, che a tal fine è stata istituita), non ci si deve meravigliare se l’affermazione che il Re è nudo viene fatta da chi non ha l’autorevolezza, la scienza, la competenza, la serietà, la compostezza adeguata e magari trascende. Anche perchè se invece lo fanno i professori vengono diffamati insultati, censurati e travisati. E forse pure licenziati! E allora che spazio rimane? Alla fine hanno vinto gli studenti “intolleranti” e questa rimane una vittoria tutta loro… se non si ristabilisce la verità e il valore della laicità alla fine perderemo tutti e vincerà il medioevo. Pertanto scriviamo pure a Mussi, a Veltroni e spieghiamo loro che quello che avrebbero dovuto dire al Papa: Ci scusi profondamente perchè la sua persona e la sua cattedra siano state messe in una situazione spiacevole a causa di una sciagurata iniziativa di un rettore che non ha valutato bene le conseguenze di un gesto dettato da non si sa cosa, ma che non aveva ragione di essere, perchè converrà con noi che non può essere il capo spirituale di una confessione religiosa quantunque maggioritaria, a stabilire gli indirizzi di una comunità scientifica e culturale che comprende cittadini di fedi diverse e anche senza fede che non rinunciano al dialogo sulle tematiche dell’umanità, del pensiero e della scienza. Saremo lieti di una sua visita pastorale all’università dove potrà incontrare studenti ed insegnanti sensibili alla sua parola, e altri desiderosi di un confronto sulle sue posizioni. ecc ecc. Se ci fossero leader in Italia capaci di tali discorsi, la situazione sarebbe senz’altro migliore per tutti, credenti e non, scienziati e ignoranti come me, che non ho finito l’università perchè allora invece del dialogo si è scelto di sparare. Quando Lama, a prescindere se avesse ragione oppure no, andò all’universita non per dialogare, ma per imporre il punto di vista di una parte, allargando il baratro dentro cui siamo precipitati…
21 Gennaio 2008 alle 14:23
L’argomento del “diritto alla laicità” nel nostro paese è una battaglia che porto avanti nella mia vita pubblica ed in quella privata da sempre, per questo vorrei contribuire con due elementi di riflessione.
- Il fatto che la società civile ha più bisogno che in passato di una cultura fideistica per trasmettere valori di riferimento è un forte indicatore (e lo è sempre stato, ricordate i Bambini di Dio, Hare Krishna etc. degli anni ‘70) del livello di “qualità” della società civile.
Penso che mai come ora (in epoca contemporanea), nel nostro paese, ci sia stato un imbarbarimento della conoscenza e del vivere civile.
Il rapporto numerico, tra chi possiede gli strumenti per analizzare la realtà complessa che ci circonda e sappia elaborare una reazione, e chi assorbe, come una spugna passiva, l’informazione filtrata e digerita dei media, è terrificante.
In una recente selezione per un corso di formazione, abbiamo domandato a 37 ragazzi di circa venti anni, quale fosse l’ultimo libro letto ed il titolo di cinque testate giornalistiche… Uno solo aveva letto un libro negli ultimi cinque anni e nessuno ha saputo elencare i cinque quotidiani.
Saper “gestire” la convivenza tra laico e religioso, presuppone delle basi culturali ed una consapevolezza non certo alla portata della maggioranza delle persone.
Secondo elemento di riflessione, i mass media.
In due settimane sono state date come notizie “dominanti”, contemporaneamente, su tutti i giornali e su tutte le TV pubbliche e private:
- Meningite, allarme in veneto sarà epidemia??! Notizia gonfiata ed irresponsabile che ha generato panico e disinformazione.
- Allarme spazzatura!
- Mastella superstar
- Attacco laico al Papa
Nessuno di questi argomenti è stato trattato per comprenderne le cause ed analizzarne le conseguenze. Spot pubblicitari con l’unico scopo di confondere e distorcere la realtà con un “senzazionalismo” nauseante.
Rivendicare la laicità dello stato e delle sue Istituzioni (Università compresa) è una durissima battaglia ancora molto lunga e dall’esito sempre più incerto.
p.s. A proposito sarebbe da ricordare a quelli di CL, che hanno gestito e monopolizzato per anni (Caraci rettore) l’Università di Roma2 TorVergata, dalla mensa alla didattica!
“quosque tandem…”
21 Gennaio 2008 alle 14:28
Mari, son d’accordo con te ci sono altri problemi in Italia nei confronti dei quali i politici si dovrebbero trovare d’accordo.! E dirò di più perchè la Chiesa che s’ingerisce in tanti affari pubblici e privati (come la legge 194, la legge 40, il testamento biologico, i pacs ecc) non combatte con la stessa foga contro i veri problemi dell’umanità ( e dell’Italia) ? La pena di morte (la Chiesa che è, a detta sua, per la vita, quanto si è mobilitata per essa?), l’inquinamento globale, il Darfur, le morte bianche, la mafia? Forse su questi argomenti laici e cattolici ci troveremmo tutti d’accordo!!!
Sono questi i veri problemi, che riguardano tutti. Non certamente se due persone (gay o no) scelgono di vivere assieme senza sposarsi, o se una persona sceglie di porre fine alla propria vita vegetale e fatta di estreme sofferenze, o di ricorrere alla procreazione assistita. Queste sono scelte che fanno parte della sfera privata e come tali debbono essere rispettate, come noi, a nostra volta, rispettiamo chi fa delle scelte opposte. Nessuno può impedire ad un altro di vivere come vuole. E lo Stato laico deve riconoscere i diritti di tutti.
21 Gennaio 2008 alle 14:41
2 cose:
1) da canto mio ho invitato La Repubblica online a pubblicare il testo di questa petizione, così come hanno vergognosamente pubblicato il testo del discorso non pronunciato dal Sig. Ratzinger. Vorrei ke gli altri lettori facessero altrettanto con i giornali ke leggono.
2) qualcuno è in grado di tradurre fedelmente l’appello in inglese e in spagnolo affinché anke i nostri amici laici ke non parlano italiano possano contribuire a dare la loro testimonianza?
Grazie
Alberto Sala
Milano
21 Gennaio 2008 alle 15:59
Questa polemica, strumentale e inutile, verso dei professori che hanno tutto il diritto di esprimere la loro opinione, mi lascia amareggiata e con poca speranza.
Che questi professori siano tracciati con parole assurde, e a volte offensive, lo trovo inutile e dannoso, per tutti, laici e non.
Siccome il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, alla fine tutta questa storia si ritorcerà su chi l’ha usata in modo così disinvolto, siano i media, siano altri soggetti.
Sottoscrivo volentieri la petizione, ed esprimo solidarietà ai docenti della Sapienza.
21 Gennaio 2008 alle 16:10
Questa petizione andrebbe tradotta in inglese,francese spagnolo e altre lingue per essere diffusa in tutto il mondo
21 Gennaio 2008 alle 17:41
Suppongo che nessuno dei 67 professori della “Sapienza” si sarebbe opposto a far parlare Ratzinger come non si sarebbe opposto a far parlare anche me qualora entrambi ci fossimo seduti in un’aula dell’Università di un paese democratico ad aspettare il nostro turno.
E sì, in un paese democratico tutte le idee sono egualmente importanti, non ammettono precedenze, a meno che qualcuno non sia chiamato in quell’aula a tenervi una lezione dopo una “opportuna selezione” dell’autorità accademica e pagato al fine di fornire nuove conoscenze all’uditorio.
Tutto ciò per evitare che si presenti gente che vada lì a far perdere tempo senza dispensare cultura, a puro scopo pubblicitario.
Ecco perché il compito dell’autorità accademica è quello di vigilare sul merito dei saperi che vengono proposti a vantaggio della cultura di un paese.
Purtroppo nelle nostre dittature mediatiche il ruolo e il peso della persuasione superano quello della conoscenza e dell’informazione, e molti cittadini non riescono a riconoscere ciò che è loro utile da ciò che è utile solo al loro imbonitore.
Se anche i rettori non distingono più i due tipi di comunicazione, le università possono essere chiuse senza danno e siamo alla disperazione.
Tutto ciò è detto senza scomodare la buonafede e le morali di cui le religioni si dichiarano portatrici e le funzioni delle università di cui i politici si dichiarano garanti.
Una parte dei personaggi pubblici che si sono spesi in questa campagna intimidatoria contro la laicità della cultura possono essere corrotti, ma la maggior parte è soltanto stupida essendo anch’essa vittima della persuasione, perché la corruzione di tutti con un compenso adeguato (anche in termini di ritorno elettorale) costerebbe troppo applicando le leggi della domanda e dell’ offerta, che tali personaggi sostengono.
Non voglio prendermela con chi vende il paradiso, perché dovrei fare altrettanto con tutti i bottegai che sostengono che la loro merce è la migliore, ma con i politici che verranno a chiedermi un voto, sì.
Che ne pensa il rettore della “Sapienza” di un bel dibattito tra i teologi e gli astrologi.
Chissà se i fisici cattivi non impareranno dalle loro”scienze”.
21 Gennaio 2008 alle 19:08
Carissimi, oggi dura giornata di lavoro, riesco a collegarmi solo ora, e sono rimasto letteralmente di sasso, abbiamo superato la quota everest, non mi sarei mai aspetatto una cosa del genere quando, qualche giorno fa, arrabbiato nero per il senso d’impotenza e solidtudine, ho messo su questa petizione e l’ho girata a una dozzina di amici. Sono uno di voi, ma non credevo che fossimo cosi` tanti.
Rispondo ad alcune cose al volo, ho un sacco di cose da fare: Si, controllo sistematicamente le firme, anche se adesso sta diventando oneroso. Stanotte cancellero` doppioni, firme false etc etc… ma prima devo preparare il compito in classe di domani per la mia seconda, tra un po’ ci sono gli scrutini!
Inoltre, come forse vi sarete accorti, non sono un esperto di blog, è la prima volta che ne metto su uno, e non ne ho mai frequentati veramente… devo capire come si fanno alcune cose…
Cari saluti, che bello essere cosi` tanti. Grazie ragazzi.
21 Gennaio 2008 alle 21:15
Supporto questo blog. Inoltre sottopongo alla vostra attenzione quanto dico circa l’argomento:
http://temalibero.wordpress.com/2008/01/20/il-rettore-il-papa-la-sapienza-e-i-professori/
A presto!
21 Gennaio 2008 alle 21:54
Verona, 21.01.2008
IL DISSENSO AD UN INVITO
Spesso, come in questo caso, non esistono le parole giuste per esprimere le proprie presumibili opinioni. Ci provo.
Il Rettore dell’Università La Sapienza in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico ha sbagliato ad invitare il Papa a tenere le lezione magistrale. Bisogna separare scienza e fede, religione e politica.
Il fatto è che certe autonomie istituzionali trasformano il paese in un costume di Arlecchino. Poteva il Senato accademico della Sapienza, il Presidente del Consiglio dei ministri, il Presidente della Repubblica revocare l’invito rivolto, e ribadito, sebbene l’atto avesse valore fortemente simbolico e universalistico?
Tra l’altro, come giustamente dice Flores D’Arcais, non si sarebbe trattato di un dialogo, ma di un monologo.
Fuori di questa circostanza sarebbe anche giusto, ma si tratterebbe appunto di un monologo opposto al massimo ad un altro monologo. Non ci può essere dibattito con l’autorità suprema di una fede religiosa. Per evitare vocianti derive da talk show è più utile che fra una dichiarazione e un’altra s’interponga un fecondo silenzio.
Bene hanno fatto i 67 docenti a dissentire, male ha fatto il gruppo di studenti “irriducibili” ad occupare.
Si può dissentire e nello stesso momento rispettare un dovere di ospitalità anche per un principio di buona educazione.
Personalmente non ho bisogno di religione, ma sembra che il paese, il “popolo”, invece, si, naturalmente di una religione coerente con valori universali quali l’amore e il rispetto del prossimo, la dignità e la libertà della persona.
Purtroppo è la politica delle appartenenze con la paura di perdere potere o, viceversa, con la pretesa di accrescerlo che complica tutto ed impedisce d’intendersi.
Per questo schierarsi è sempre imbarazzante: si finisce di stare in cattiva compagnia sia da un lato che dall’altro anche quando non si ha alcun dubbio su come e dove collocarsi.
Michele Serpico
21 Gennaio 2008 alle 22:06
E’ stata una posizione completamente sbagliata, sotto ogni punto di vista si voglia considerarla, anche dal punto di vista dei docenti e degli studenti, perché non si è fatto altro che provocare una smisurata dilatazione mediatica a livello mondiale della visibilità Papa e di conseguenza del suo messaggio.
Non è chiaro se le Autorità abbiano sconsigliato o meno al Papa la sua presenza, oppure se, sua sponte, abbia deciso in tal senso. Propendo per la seconda ipotesi, ben prevedendo tutto il clamore che avrebbe suscitato la sua (forzata?) assenza e ben prevedendo che tutti, proprio tutti i mass media, i politici e la quasi totalità dell’opinione pubblica si sarebbero schierati a suo favore.
Questo ha provocato il quasi totale isolamento dei docenti e degli studenti anticlericali, dei duri e puri come si diceva una volta, fino ad ottenere (onore al merito) il marchio infamante dell’intolleranza.
Che cosa si è ottenuto? Quale è stato in concreto il grande, paventato risultato politico? Si può essere tanto sprovveduti da cantare vittoria?
Il vero risultato politico ottenuto è stato quello di sputtanare (mi si passi il termine) il glorioso movimento politico e culturale del laicismo, padre della modernità e dell’emancipazione culturale dell’Occidente dall’oscurantismo.
Cosa sarebbe successo se il Papa avesse parlato alla Sapienza? Quale sarebbe stato il vulnus?
Niente, avrebbe detto la sua opinione, sarebbe stato possibile criticarlo, magari rintuzzando punto per punto con gli argomenti (averceli) della Ragione, della Filosofia, della Storia e in generale con gli strumenti del Logos e della Cultura.
E invece si è trasmesso la percezione (solo percezione?) di non avere argomenti. E invece la solita menata della virulenza fumosa e verbosa di questa malattia infantile che è l’estremismo che si è sempre dimostrato politicamente sterile e inconcludente.
Che dire: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
21 Gennaio 2008 alle 22:09
Per quanto riguarda l’opportunita’ di far conoscere all’estero la petizione e la giusta “versione dei fatti”, sono pienamente d’accordo con Pat e Alberto. L’ho anche suggerito ai Prof Cosmelli e Frova, che mi hanno segnalato il sito per la petizione. Una forte presenza di firme dall’estero (comuni mortali, universita’ ecc.) sarebbe la migliore risposta all’affermazione fatta da tanti sulla presunta brutta figura che avremmo fatto con il mondo intero a causa dei “cattivi maestri”. L’opinione pubblica conta, eccome… Io ho un’amica che conosce bene il francese e il tedesco, posso chiedere aiuto a lei se Appellolaico vuole mettere sul sito della petizione anche la traduzione in queste lingue. Per lo spagnolo alzo bandiera bianca.
Ho pensato anche di cominciare io stessa a contatattare siti e universita’ a cominciare da quella di Berkeley, con la quale collaboro nel mio piccolo mettendo a disposizione il mio pc per il progetto SetiatHome. Sul sito dell’universita’ di Bologna ho trovato una mappa delle universita’ di tutto il mondo, ma ho collassato quando ho letto che solo in America ci sono 9.000 campus.
Ragazzi, non vi andrebbe di dividerci il lavoro?
21 Gennaio 2008 alle 22:43
Ciao a tutti,
solo una domanda: siete sicuri che sia una buona idea estendere le firme anche all’estero? Mica per altro, ma poi se (come pensavo di fare, sempre che Gherardo sia d’accordo) stampiamo e mandiamo al Quirinale, giornali eccetera, quelli avranno buon gioco a dire che l’appello era zeppo di firme di comunisti pagati dal Financial Times o roba così.
Penso sia meglio limitarci all’Italia, il numero di firme sarà più significativo.
Che ne pensate?
21 Gennaio 2008 alle 23:27
In ogni caso, le prime 10000 firme saranno sostanzialmente italiane…. raggiunte in pochi giorni! Mi fate quasi paura…
22 Gennaio 2008 alle 0:01
Sono un geologo, se fossi nato con le mie idee evoluzionistiche 500 anni prima (oltre ad essere ora più famoso di Darwin), sarei stato meso al rogo prima di laurearmi proprio da uno di quei signori così tanto credenti in qualcosa di altamente misericordioso. Non so se è corretto invitare Tizio o Caio, però se il vostro Rettore l’ho ha fatto, e aveva tutti i poteri per farlo, è una scelta che va accettata e difesa. Se fossi stato uno dei 67 fisici, avrei perso solo 5 minuti per dire verbalmente al mio Rettore che non ritenevo giusto tale invito, ma siccome rispetto la sua figura in quanto tale, accetto alla fine anche le sue scelte, oppure in quanto uomo libero (e io fortunatamente lo sono) non potendole comunque accettare allora avrei cambiato io Università (o vi siete fatti raccomandare per insegnare li e altrove avreste qualche problemino?) punto fine della questione. Il problema però adesso è un altro, visto che avete così tanto tempo libero per parlare ancora di queste cose così frivole e inutili (che poi alla fine hanno avvantaggiato solo il vostro mancato ospite, che non capirà niente di fisica ed evoluzionismo ma è cento volte più furbo di voi), io (sempre nei vostri panni) non sarei andato a sentirlo, ma (visto che forse a voi piace più la politica che la fisica) avrei preferito spendero tutto questo tempo libero per spiegare ai dirigenti di acciaierie che quando si lavora a certe temperature è facile che qualcosa prenda fuoco e possa causare seri danni agli addetti se non adeguatamente messi in sicurezza (restare li e dirlo ad un Papa, nel caso avesse accettato l’invito, sarebbe stato inutile, loro il fuoco lo hanno usato per secoli e con un discreto successo).
22 Gennaio 2008 alle 0:34
Massimo, io temo che di argomenti “laici” (cioe’ inerenti alla Ragione ed alla Filosofia) ce ne sarebbero anche troppi, se solo ce li facessero dire concedendoci lo stesso spazio generosamente messo a disposizione di chi parla in nome della religione di stato. Non vedo par condicio, assolutamente no.
Se non si sente la voce di chi, per aver osato dissentire, si e’ beccato l’appellativo di brigatista/estremista/intollerante e’ solo perche’ non riesce a parlare.
Il fatto e’ che tu sai benissimo che quando parla il papa (come pure un imam o un rabbino e scusate se mi scordo qualcuno) non dice semplicemente la sua opinione, ma fa scendere dall’alto come oro colato la SUA visione del mondo.
Come se la verita’ fosse una, e lui ne fosse il depositario per diritto divino.
Il “torto” della scienza e’ aver alzato il velo di questa grande menzogna: il mondo non si regge sulle teorie creazioniste o meno delle grandi religioni (guarda caso tutte solidamente poggianti su un clero che e’ essenzialmente strumento di potere temporale ancor prima che guida spirituale). Il mondo e’ una continua rivelazione (l’unica a cui credo) tanto piu’ ampia e vicina alla realta’, quanto piu’ libera da pregiudizi.
Che piaccia o no, le ultime acquisizioni della fisica quantistica mettono pericolosamente in discussione tutte le grandi certezze, e soprattutto sottolineano in modo inequivocabile che niente e’ assodato, e tutto e’ meravigliosamente relativo.
Forse un credente trova pace e sicurezza nel sentirsi protetto e amato da un Dio padre, al quale chiedere aiuto nel bisogno, con tanta piu’ speranza di essere ascoltato quanto piu’ avra’ ottemperato ai suoi comandamenti. Sicuramente l’illusione di avere un essere che guarda e/o giudica fa sentire comunque meno persi nell’immensita’ dell’universo.
Per me e’ il contrario. Mi basta esserci. So bene che non potro’ mai sapere tutto, e personalmente penso che al massimo posso conoscere una realta’ basata sui miei 5 sensi (piu’ l’intelletto, se me ne riconosci uno): sono quelli le mie finestre sul mondo, gli strumenti a disposizione del mio cervello, che conosce la realta’ secondo meccanismi ben precisi. E che facilmente si lascia ingannare, perche’ sono comunque strumenti limitati (basti pensare alle illusioni ottiche, ai falsi ricordi costruiti sull’onda delle emozioni…).
Per questo non ritengo casuale il richiamo fatto dai “cattivi maestri” all’opinione di Ratzinger sul processo a Galileo, anche se e’ di tanti anni fa. Essa e’ esemplare di un modo di vedere e voler “guidare” le cose.
Galileo e’ lo spartiacque tra due visioni del mondo, non tanto e non solo per le sue teorie, quanto perche’ per primo ha lavorato con metodo scientifico (cioe’ oggettivo) usando strumenti che erano estensioni dei suoi sensi, e (cosa gravissima!) scrivendo in italiano e non in latino (lingua della Chiesa e dei dotti), in modo da poter essere capito da tutti.
Non per niente era contemporaneo di Cartesio, e di quel COGITO ERGO SUM che per qualunque scienziato o libero pensatore e’ un DUBITO, ERGO SUM.
Come diceva molto piu’ tardi Oscar Wilde, “si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che è nel dubbio.
Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante.
Stare all’erta, ecco la vita; essere cullato nella tranquillità, ecco la morte.”
Ps: Perdona la divagazione, ma non ti dice nulla l’intenzione di Ratzinger di tornare alla messa in latino (lingua dei dotti e della Chiesa), officiata voltando le spalle ai fedeli?
22 Gennaio 2008 alle 0:39
Ahem, Luisa… temo che anche i 10000 italiani che hanno gia’ firmato possano essere tacciati di comunismo e chissa’ cos’altro. Anzi no, di comunismo no, mi pare che Mussi, Veltroni, Rutelli & c. ci abbiano dato addosso…
22 Gennaio 2008 alle 2:52
Ad Alessandro Consalvi
Primo: ti segnalo che il Dalai Lama e’ stato fragorosamente ignorato dalle autorita’ istituzionali e dal Papa. Non ho ben capito le ragioni di questo far finta di nulla.
Secondo: a mio avviso non si tratta tanto di asservimento alla Chiesa, quanto di imposizione di un’autorita’ spirituale su chi non la riconosce. E’ banale dirlo, ma trovo una differenza abissale tra invitare il Papa ad una lectio magistralis “qualunque” (?) in cui gli interessati possano approfittare dell’opportunita’ di sentire il Pontefice, e invitare il Papa a presiedere un momento ISTITUZIONALE dove tutte le cariche di funzionari dipendenti ed eletti dell’Ateneo sono tenute ad essere presenti. Significa imporre appunto un patronato spirituale, prima ancora che intellettuale, su chi cattolico non e’.
Per quello che mi riguarda e’ questo tutto il senso della protesta. Devo dire che ho esitato molto prima di firmare dato che tra i contestati c’e’ anche il Presidente della Repubblica, che giudico una integerrima persona. Ma vedere Clemente Mastella che fa la predica e dice “vergogna” a un professore di fisica di riconosciuta eccellenza con l’unico torto di aver espresso civilmente il suo disaccordo, e’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Dispiace che una persona della statura morale di un Pertini, come io giudico Napolitano, venga trascinato nella confusione totale che regna oggi.
22 Gennaio 2008 alle 11:28
Salve, condivido in pieno quanto affermato da Mari.
In piu’ volevo solo esprimere il mio convincimento che non e’ vero che il “fatto” accaduto alla Sapienza - e su cui le gerarchie ecclesiastiche stanno speculando in maniera vergognosa (si puo’ dire?) sia stato un autogol. Il dibattito che ne e’ seguito ha comunque portato alla ribalta un problema che esiste (l’interventismo delle gerarchie ecclesiastiche nella vita politica italiana). Certo, c’e’ stato su tutti i media uno sbilanciamento a favore delle tesi pro-chiesa: non ho visto molte interviste ai laici. Ma in fondo, come ha detto Veronesi: l’interventismo della Chiesa in politica serve a non far discutere di chiese vuote, di ordinazioni sacerdotali in calo verticale, di disobbedienza plateale dei cattolici ai precetti ecclesiastici (verginita’ prima del matrimonio, divorzio, aborto, anticoncezionali, ecc.), problemi piu’ attinenti alla sfera della Chiesa che dovrebbe preoccuparsi maggiormente dei suoi problemi interni lasciando fare la politica ai politici. Date a Cesare quel che e’ di Cesare … non e’ un insegnamento della Chiesa non osservato in questo momento. E non dovrebbe preoccuparsi del calo di consensi che anche per la Chiesa l’Eurispes ha riscontrato?
22 Gennaio 2008 alle 12:08
Sono tanto indignata per tutto ciò che con toni sgarbati e volgari rimbomba sull’argomento. Vi invio la mia incondizionata solidarietà.
22 Gennaio 2008 alle 17:41
Ho appena firmato l’appello per la solidarietà ai docenti. Sono assolutamente d’accordo con loro, l’invito al Papa era fuori in un contesto simile, nessun bavaglio alla chiesa(che mi sembra abbia tutti i mezzi possibili per far sentire la sua opinione). Come sempre il caso, gestito male sin dall’inizio, è stato montato dai mass media, con il risultato che il papa è la vittima, e chi osa dissentire fa la figura del “cattivo”intollerante. I politici ,sempre pronti a chinare il capo per non far arrabbiare, qualcuno sono davvero vergognosi. per fortuna c’è ancora qualcuno, che con rispetto, esprime il prorio dissenso. GRAZIE AI DOCENTI
22 Gennaio 2008 alle 17:59
Il problema non è il Papa, che si è smarcato in grande stile, e ha tratto dalla vicenda tutti vantaggi possibili: coro di consensi, il suo discorso pubblicato interamente, le istituzioni italiane genuflesse.
Il problema è l’Italia. Solo in Italia a un Rettore passa per la testa di far inaugurare l’anno accademico al Papa. Solo in Italia i telegiornali aprono con l’inquadratura della finestra di San Pietro. Solo in Italia, prima di sapere le notizie, devo sorbirmi l’Angelus.
Questo è dovuto non solo a ragioni storiche e geografiche, ma anche alla pochezza della classe politica, che non avendo suoi propri valori, prende a prestito quelli di un cattolicesimo che non è più neanche cristiano; li usa in maniera spregiudicata, a proposito e a sproposito, con il beneplacito delle gerarchie.
La laicità non è in pericolo perchè in Italia, salvo mosche bianche, non c’è mai stata. Finita l’esperienza felice della Costuente, morti i padri della Patria, i loro indegni nipoti da destra e da sinistra, nel vuoto pneumatico dei loro cervelli, non sanno che balbettare rivolti al Vaticano.
E’ quindi da lodare, da sostenere e da imitare l’iniziativa dei 67 professori della Sapienza, perché se li lasciamo soli, davvero vedo poche speranze di sfuggire a questa omologazione del pensiero, a questa selvaggia campagna mediatica, a questo cattomarketing senza religione.
22 Gennaio 2008 alle 18:39
In verità mi pare che più che una offesa al Papa il tutto si sia risolto in una offesa alla nostra Costituzione nelle sue parti più sensibili, attinenti a elementi fondanti non solo Repubblicani, ma di secoli di cultura illuminista e liberale di cui questa nazione è espressione, e che costituiscono l’unica legge cui i nostri rappresentanti nelle istituzioni dovrebbero dare esempio di adeguarsi - ma tant’è che nella confusione imperante, “Roma val bene una messa” sembra invece rappresentare l’unico comune multiplo di una oligarchia sfascista.
22 Gennaio 2008 alle 20:10
effettivamente la contestazione di alcuni firmatari circa la sensibilità del papa, ha più che qualche giustificazione dal momento in cui il governo italiano ha dovuto ufficialmente dare del bugiardo al cardinal Bagnasco sul fatto che sarebbe stato lo stesso governo a sconsigliare la visita all’università. e qui sarebbe facile parlare della solita ipocrisia dei preti.
inoltre è un peccato che tanta ragione e tanta indignazione da parte di tanti cittadini non possa avere possibilità di organizzarsi se non tramite una petizione in internet.
ma considerando che viviamo giorni in cui il più grosso partito democratico deve fare i salti mortali per avere una posizione e una idea unitaria su questi principi e argomenti, i motivi si spiegano da sé.
grazie comunque davvero ai professori, al promotore della petizione e a tutti gli uomini liberi di questo povero paese senza religione civile.
22 Gennaio 2008 alle 22:22
E’ vero, Giovanna: la vera offesa in tutta questa storia e’ proprio la Costituzione.
Non sarebbe successo niente se i media e politici che hanno gridato allo scandalo per una presunta onta fatta al papa avessero letto la Costituzione una sola volta nella loro vita. Avrebbero scoperto, per esempio, che l’art. 21 recita testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. TUTTI. Nessuno escluso.
Questa esigenza era evidentemente sentita ieri molto piu’ di oggi da coloro che avevano l’incarico di rappresentarci e di legiferare per noi, forse perche’ avevano alle spalle un passato recente in cui questi diritti non esistevano proprio.
Morti i padri della patria, come dice Donatella, a noi tocca fare i conti con i loro indegni eredi; presuntuosi, arroganti, prevaricatori, ignoranti di tutto fuorche’ del loro tornaconto.
23 Gennaio 2008 alle 10:51
Salve a tutti.
Ho notato che ieri sera qualche deficiente ha sottoscritto la petizione almeno una ventina di volte usando nomi di fantasia e ripetendo gli stessi commenti volgari contro la petizione. Non sarebbe possibile cancellarli e, soprattutto bannare questo tizio? I commenti si trovano tra il numero 140025-140080 circa.
Ho letto alcuni post che parlavano di come dare visibilità all’iniziativa. Secondo me bisognerebbe insistere con i giornali, a partire da Repubblica. Io, personalmente, ho scritto alla redazione di Annozero per informali e chiedere che diano voce alla petizione. Per lo meno dalla redazione mi hanno risposto ringranziandomi per la collaborazione. Credo che i promotori dell’appello dovrebbero prendere anche in considerazione questa possibilità. Altro punto chiave, se mi si permettere, è quello di informare il più possibile tutto il corpo docente di ogni ordine e grado e gli studenti. C’è qualche modo per farlo ? Per esempio si potrebbero mandare delle e-mail di info ai docentii universitari. Gli indirizzi e-mail sono reperibili dai siti dell’università…per ogni corso di laurea si potrebbe informare un paio di docenti chiedendogli di publicizzare la notizia ai suoi colleghi in Dipartimento e fra gli studenti. Che ne dite?
Grazie per l’iniziativa?
Pier Paolo
23 Gennaio 2008 alle 13:07
Segnalo a tutti il Porta a Porta di ieri sera dove un La Russa tornato di nuovo(?) fascista ha detto che i sedicenti “scienziati” (come è noto gli scienziati li nomina il vaticano), andavano cacciati e che Il Ministro Mussi si doveva dimettere per non averlo fatto. E dico fascista non per la mania di indicare come fascista chi non la pensa come me, ma perchè cacciare dal posto di lavoro chi ha espresso una propria opinione è l’espressione più tipica del fascismo. A quando l’olio di ricino e le squadracce?
23 Gennaio 2008 alle 15:38
Sulle segnalazioni di firme false. Apro una pagina apposita, grazie a tutti.
Sulla pubblicizzazione. Io per il momento ho segnalato la cosa alla redazione di report per email, e per telefono a una collaboratrice di Ballarò. I canali di pubblicizzazione in rete sono stati tutti attivati, è indicizzata da google, linkata da moltissimi blog e siti dedicati alla laicità, e sarei sorpreso se il dipartimento di fisica di roma non l’avesse già girata a mezzo mondo. Ieri c’era un trafiletto su di noi su Repubblica, ma senza link. Il passo successivo sarebbe il passaggio a pieno titolo su tv e giornali, ma in tempi di crisi di governo non la vedo facile.
Mi sembra più praticabile farla diventare una iniziativa di lungo respiro, da spendere a boccie ferme. Comunque vediamo un po’ si potrebbero aprire spazi in ogni momento. Insomma questa lettera resterà una pietra miliare, quella della laicità non è una questione congiunturale, ma un tema permanente della nostra politica; abbiamo un patrimonio, sappiamo che siamo tantissimi, e questo non può togliercelo nessuno, sarà spendibile nel tempo. Io avevo messo la solitudine per senso di solitudine e impotenza, aspettavo qualche centinaia di firme; scoprirvi a decine di migliaia è stato un immenso sollievo.
Gherardo
23 Gennaio 2008 alle 16:42
Faccio seguito al post di Pier paolo sulla visibilita’ dell’iniziativa.
Per informare studenti e professori va benissimo Internet, ma le bacheche appese lungo i corridoi dei dipartimenti e delle facolta’ sono altrettanto valide.
Per come la vedo io va bene tutto, anche le scuole di ogni ordine e grado, se i dirigenti sono interessati (chi non ne ha nel quartiere?) le palestre, le piscine, i negozianti con cui siamo in confidenza, ecc. Al bando la timidezza, per una volta.
L’unico neo di tutta la faccenda e’ che verranno a saperlo anche i nostri detrattori, e forse troveremo piu’ deficienti come quello che si e’ firmato venti volte e/o scrive insulti. Far apparire la lista dei firmatari come un’armata Brancaleone di zuzzurelloni e’ l’unica arma che hanno per invalidare l’iniziativa, e creare problemi a Gherardo che deve ripulire il tutto.
Immagino che questa iniziativa e’ stata e sara’ comunque una sorpresa per tutti quelli che contavano sul silenzio di tanta gente, e invece dovranno ammettere che la cosiddetta “maggioranza silenziosa” lo e’ perche’ e’ disinformata e non cooordinata, magari indifferente, ma non per questo omertosa.
23 Gennaio 2008 alle 18:43
Faccio un appello! Dovremmo cerchare di scandagliare le paginate di firme e vedere chi a postato schifezze. Cosi’ che si possano segnalare all’ncaricato delle pulizie ;-)….E’ brutto vedere pagine con certi insulti, si rischia di dare un impatto negativo a chi si accinge a firmare e da prima una sbirciata alle firme gia’ raccolte. Per esempio, al numero 16518 e’ passato un altro intelligentone….
Soprattutto in tarda sera si fanno vedere, non sono molti ma sono sgraditi.
P.S. Ottima idea quelle della bacheche! Purtroppo io vivo in Inghilterra e non posso contribuire a questa pubblicita’ “fisica”. Ho, pero’, scritto a Repubblica e al Manifesto, speriamo che ci degnono di uno sguardo!!!
23 Gennaio 2008 alle 18:57
Forse diro’ una stupidaggine, ma perche’ non scrivere una lettera al blog di Grillo?….ha una visibilita’ molto grande in rete. Si lo so, ci sono frequentatori poco raccomanadbili…ma c’e’ anche molta gente seria che legge i post di Grillo ogni giorno. Poi quelli del meet-up non sembrano che stiano facendo un brutto lavoro. Inoltre, e’ stato proprio grazie al Blog di Grillo e a quelli del meet-up se il documentario della BBC suio preti pedofili e’ stato visto da cosi’ tante persone in rete. Cosa ne pensate?
Pier Paolo
23 Gennaio 2008 alle 20:31
E’ una sorpresa per tutti, io per primo. Ho appena finito di ripulire molte firme, purtroppo bastano pochi imbecilli per far perdere un sacco di tempo a tutti.
Tuttavia i numeri sono con noi, non bastano un migliaio di forme false a invalidare il tutto… siamo decine di migliaia, questa è la verità incancellabile, che poi si sia 10000 o 20000 non cambia molto le cose… siamo la punta di un iceberg immenso.
Vorrei invitarvi a riflettere sulle prime 4000 firme. Sono quelle del primo giorno; quando ancora l’appello non era ancora pubblicizzato sui blog, indicizzato da google… puro e solo tam tam silenzioso. Questo è qualcosa di incredibile… quelle prima 4000 firme in un certo senso certificano le decine di migliaia di firme a seguire…
Il vandalismo sulle raccolte firme online non è una novità, c’è sempre stato… non facciamoci prendere dallo sconforto, è solo un effetto collaterale del successo, prevedibile e sostanzialmente inefficace.
Se poi si sospetta un’attività troppo sistematica, c’è sempre la denuncia alla polizia postale.
L’unica cosa che veramente mi dispiace è che non riesco a dedicare il tempo che vorrei al blog, il mio tempo libero è assorbito dai vandali, questa è la loro effimera vittoria.
G.
23 Gennaio 2008 alle 22:25
Solidarieta’ ai docenti della Sapienza.
Il linciaggio a cui sono (e saranno?) sottoposti e’ inaccettabile.
La sospensione in Senato della ratifica dalla nomina di Maiani alla presidenza del CNR perche’ reo di aver espresso il suo pensiero firmando il documento dei 67 e’ il segnale del ritorno di uno stato etico.
Il chiamarli “cattivi maestri”, le richieste di cacciarli (Gasparri e La Russa) vanno nello stesso senso.
Noi dell’UAAR abbiamo da subito contribuito al tam tam, nelle nostre mailing list e nel nostro blog nazionale.
Abbiamo anche deciso di dedicare i Darwin Day UAAR 2008
http://www.uaar.it/uaar/darwin_day/2008/
ai docenti della Sapienza.
Sara’ occasione di ricordare questo appello.
Roberto Grendene
24 Gennaio 2008 alle 11:18
Sono uno dei firmatari che però ha sollevato dei dubbi sull’apprezzamento alla rinuncia del Papa. In merito alla mia perplessità, Appellolaico risponde che:
- “… non si può pretendere che sia il Papa a preoccuparsi del rispetto della laicità…” in quanto “… la diplomazia vaticana tira l’acqua al proprio molino…” andando ad occupare “… uno spazio che non gli è proprio, ma che [colpevolmente viene] lasciato vuoto e non presidiato dalle istituzioni laiche…” ;
- inoltre “… nella società italiana si è persa la capacità di giudicare gli atti per quello che appaiono, siamo malati di dietrologia…”.
La prima risposta non mi soddisfa. Sono d’accordo nel riconoscere un “peccato originale” nella mancata presenza e vigilanza dei laici (che dovrebbero essere i veri paladini della laicità); sono d’accordo che non si può chiedere al clero di tutelare la laicità delle istituzioni; ma non è giustificabile un clero che, approfittando della evidente debolezza dei laici in questo paese, si insinua nelle loro contraddizioni e limiti, contribuendo così a creare un atteggiamento di contrapposizione insanabile. Se non è giusto chiedere a un cane di miagolare, non è giusto che un gatto, di fronte ad un cane muto, si metta a mangiargli la pappa. Finché i laici saranno continuamente attaccati dal clero, sarà difficile per parte loro portare il confronto su un piano di reciproco rispetto. Di fronte all’invito del rettore, il Papa avrebbe dovuto immediatamente rifiutare e non avrebbe dovuto attendere l’esplosione delle contestazioni (ed usarle sapientemente in suo favore). Ancora una volta gli si è presentata la possibilità di confermare la contrapposizione netta e inconciliabile tra le due posizioni e l’ha colta.
La seconda risposta mi lascia allo stesso modo perplesso. è vero che siamo ammalati di dietrologia per cui qualunque cosa io dica viene valutata prima di tutto rispetto a quanto ho detto o fatto in precedenza, sminuendo la sostanza delle mie affermazioni. Bisogna anche riconoscere che questo paese (e non solo) manca di memoria e troppe volte tende a valutare quello che viene detto o fatto senza riuscire a contestualizzarlo nella sua dimensione temporale. Provo a spiegarmi meglio: io credo che le mie parole siano meglio comprensibili se inquadrate nell’evoluzione del mio pensiero, anche se tale evoluzione ha continuità e discontinuità (mi piace sempre ricordare il motto: solo le mucche non cambiano mai idea). Qualunque atto del Papa va affiancato con quelli precedenti per poter meglio valutarne il senso. Ben vengano atti che mettono in crisi la mia interpretazione del senso complessivo delle azioni del Papa; devo denunciare però i miei limiti nel non ritrovare sostanzialmente discontinuità nell’agire pubblico del Papa che possano mettere in discussione il mio giudizio fortemente critico nei suoi confronti.
Un fervente e rispettosissimo anticlericale
24 Gennaio 2008 alle 17:18
Consiglio una divertente quanto a tratti disarmante lettura:
“l’Illusione di Dio” di Dawkins, titolo in inglese “the God delusion”
Al di là di ogni considerazione ragionevole, razionale e/o emotiva sulla libertà di parola e di pensiero e quindi anche della libertà di NON CREDERE IN NESSUN DIO,
perchè la perosna che si professa religiosa (e i relativi esponenti di una detta religione) devono automaticamente essere degni di un rispetto superiore rispetto (scusate la ripetizione) a quanto si concede a qualsiasi umano prima che venga incluso in una categoria di appartenenza religiosa?
perchè il rispetto di dogmi religiosi (che per me sono mere ideologie sociali) è DOVUTO, mentre non è DOVUTO rispetto a chi non vuole aderire a nessun tipo di religione?
Cordiali saluti.
24 Gennaio 2008 alle 21:50
Ho ricevuto la segnalazione che in rete sono attivi altri 3 appelli in sostegno dei docenti della Sapienza:
Appello promosso da Angelo d’Orsi (prof. Storia del pensiero politico, Università di Torino) all’ indirizzo http://www.historiamagistra.com (disciplina e sede istituzionale a g.galilei2008@gmail.com).
Si aderisce mandando un mail con nome e cognome.
Ha raccolto finora firme di docenti universitari con nomi di rilievo (Gianni
Vattimo, Giorgio Forti, etc), ma non e’ diffuso molto tra i fisici.
Appello di Sergio Pimpinelli (Dipartimento di Genetica e biologia molecolare, La Sapienza).
Si aderisce inviando un mail a solidaliconvoi@libero.it
Appello matematici.
Si aderisce inviando un mail a dirittoaldissenso@gmail.com
Lasciatemi dire una frase scontata… EPPUR SI MUOVE!
25 Gennaio 2008 alle 0:48
Ho trovato questo appello che chiede l’allontanamento dei 67 della Sapienza:
http://pluralisti.blogspot.com/2008/01/richiesta-dimissioni-al-ministro-mussi.html
Sciocante… Questo è fascismo allo stato puro! E il primo firmatario è un ex ministro della repubblica.
Cosa mi spaventa, è che tra qualche mese questi potrebbero ritornare a governare!!!!
aiuto!
Pier Paolo
25 Gennaio 2008 alle 10:16
C’era da aspettarselo.
Non si va al tg o a Porta a Porta chiedendo l’allontanamento dei 67 cattivi maestri per niente.
Prendo l’appello per quello che e’, cioe’ la manifestazione di un’idea diametralmente opposta alle mie.
Ed anche per una manifestazione di preoccupazione per il dissenso che monta quando nessuno se lo sarebbe aspettato.
Leggo: “Il vergognoso epilogo della vicenda, che ha costretto Benedetto XVI a rinunciare alla visita all’Università La Sapienza, renderebbe necessarie le Vostre immediate ed irrevocabili dimissioni dagli incarichi ricoperti in quanto non siete stati in grado di garantire il principio del pluralismo delle idee.”
Questi non sanno cosa dire e neanche come dirlo.
Primo: il vergognoso epilogo ecc. ecc. e’ imputabile alle pressioni del Campidoglio, a detta del portavoce della S. Sede. E allora che c’entrano i docenti?
Secondo: le dimissioni sarebbero necessarie… Cioe’ sono suggerite, insinuate, in pratica chieste. Suvvia, signori docenti, ammettete le vostre colpe e fate posto a chi, potete starne certi, dara’ una sistemata definitiva all’insegnamento in Italia.
Terzo: i docenti non sarebbero in grado di insegnare perche’ incapaci di garantire il principio del pluralismo delle idee.
A parte il trascurabile particolare che un fisico deve sapere di fisica come un medico di medicina (altrimenti succede che si entra in ospedale in piedi e si esce per i piedi), e se poi e’ anche cosi’ civile da essere pluralista, tanto di guadagnato; ma vi rendete conto DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA?
Loro parlano di pluralismo? Questa e’ la storia del lupo e dell’agnello, debitamente rimasterizzata e con tanto di effetti speciali.
C’e’ solo da ridere. Se si dovesse attuare questo “principio” da loro invocato potremmo calcolare il perimetro dell’Italia, isole comprese, mettendo in fila davanti alla porta dell’Ufficio Dimissioni del Regime innanzi tutto quelli come loro .
Di per se’ l’appello e’ anche innocuo, la cosa grave e’ che certe tesi (incostituzionali) sono state esposte pubblicamente, e nessuna “autorita’” ha preso posizione contro di esse.
Sono tesi gravissime perche’ presuppongono che l’idoneita’ o meno di una persona a ricoprire un incarico, cioe’ a fare un lavoro, dipenda dalla sua disponibilita’ o meno a rinunciare alle sue idee in favore delle idee di chi comanda.
Giu’ la testa, e fuori la tessera del partito, o fuori dalla porta.
Mi mangerei crudo e senza sale chiunque, da qualunque parte, mi venisse a dire certe cose. Di questo passo, chi non sara’ “invitato” a dimettersi dal posto di lavoro, se magari al “capo” non piacera’ il colore dei calzini che porta?
Infine, guardate come si presentano i firmatari dell’appello: la maggior parte sono di Forza Italia o An. E ci tengono a precisarlo mentre firmano, mentre negli altri appelli non mi pare ci siano firme che rimandano all’appartenenza politica dei sottoscrittori.
Stanno dando una coloritura politica a tutta la faccenda, e c’era da aspettarselo perche’ le critiche di Mussi & c. (cioe’ evidentemente la sinistra) hanno fatto pensare a chi aveva l’interesse di pensarlo che in Italia ci siano solo persone in linea con le tesi dei vari Gasparri, LaRussa, Sbardella, Bagnasco o Casini (carina la sua “uscita” a SKY24, domenica sera: la gente presente a piazza S. Pietro dimostra che tutta l’Italia e’ cristiana… Va bene che siamo a crescita demografica zero, ma non mi ero accorta che gli italiani fossero cosi’ pochi da stare tutti in p. San Pietro!)
I firmatari del contro-appello si fanno forza stringendosi sotto la loro bandiera; i laici sostenitori della petizione che abbiamo firmato e delle altre 3 mandano avanti se stessi. C’e’ una bella differenza.
25 Gennaio 2008 alle 11:46
Per Piersky.
Ho segnalato la pagina che indichi, e mi e’ stato spiegato che si tratta solo di una lettera interna alla Sapienza, non una petizione come quella che abbiamo sottoscritto.
Per come e’ stata impostata e presentata somiglia molto ad una petizione, ma non lo e’. Forse non lo hanno capito neppure quelli che hanno postato sul quel blog i loro “aderisco all’iniziativa”. Forse diventera’ una petizione, ma spero di no (per loro).
25 Gennaio 2008 alle 14:15
Ciao. Ti segnalo un “trackback” dalla mia prof. di Italiano al Liceo Classico di Palestrina, che nel saggio breve su questo avvenimento, ha fornito, nelle fonti, anche il tuo articolo.

25 Gennaio 2008 alle 21:03
Se tra poco finira’ la raccolta delle firme, propongo di capillarizzare la diffusione della petizione.

Ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita qualcuno mise dei foglietti scritti a computer, e inneggianti alla vita, sotto i tergicristalli di tutte le auto della mia strada e nelle cassette postali. Si potrebbe fare lo stesso con gli indirizzi delle petizioni, cosi’ anche quando questa sara’ chiusa, chi vorra’ potra’ continuare con le altre.
Domani sguinzaglio anche la prole per lo sprint finale, se no niente paghetta per il sabato. (scherzo! ormai mi sono rassegnata ad avere la faccia a portafoglio…
26 Gennaio 2008 alle 6:18
No, ormai è chiusa. Nonostante l’attivismo di tanti, queste cose hanno un decorso naturale: vi farò vedere la curva degli accessi, era finita, si vede benissimo. E’ anche giusto, il fatto di cronaca si sta allontanando, la lettera perderebbe il suo significato di atto di solidarietà e si trasformerebbe in qualcos’altro, un appello laico permanente… che non sarebbe una cattiva idea, anzi quasi quasi lo faccio…
26 Gennaio 2008 alle 6:19
:-))
26 Gennaio 2008 alle 12:39
il: 23/1/2008 ho aderito all’iniziativa, lanciata via mail, con il seguente testo:’Ringrazio i docenti universitari che ci hanno aiutato a riflettere che è importante reagire alla pigrizia intellettuale… perchè non reagire equivale a far capitolare la ragione nell’oblio.’ Cose che sento realmente e che sottoscrivo anche in questo momento.
Ora mi viene un dubbio, dopo aver visto da chi era lanciato, e cioe: http://www.ildialogo.org/forum/fattiRM16012008.htm , tramite ‘Il Comitato promotore della Consulta milanese per la laicità sui fatti di Roma’ (?) che vi fosse più strumentalizzazione che altro… o sbaglio?
Spero di essere smentito!
26 Gennaio 2008 alle 16:14
Quella che citi è un’altra iniziativa, che non conoscevo. Ha raccolto ben 222 firme fino a oggi. Stavo quasi per fare della facile ironia, visto che qui viaggiamo due zeri sopra… pero`… pero`… mai sentiti prima, non so chi siano, ma ad una lettura superficiale quello si presenta come un sito per il dialogo interreligioso… dissenso interno alla comunità ecumenica. Se è cosi`, quelle 222 firme valgono tanto,
26 Gennaio 2008 alle 18:37
Ho letto l’articolo “state calmi, non e’ successo niente” all’indirizzo http://www.ildialogo.org/editoriali/niente24012008.htm ed il testo dell’appello della Consulta Milanese per la laicita’ all’ indirizzo http://www.cdbgiovani.it/DOCUMENTI/appelli%20alla%20laicit%C3%A0.htm.
Lo posto:
“Un appello
Il Comitato promotore della Consulta milanese per la laicità sui fatti di Roma
Riceviamo da Walter Peruzzi (di “Guerre&Pace”
questo appello frutto di una riunione tenuta il giorno 15 gennaio a Milano per dare vita alla Consulta milanese per la laicità che come prima iniziativa ha deciso di esprimere in un comunicato solidarietà ai professori romani che hanno definito incongruo l’invito a Benedetto XVI.
Facciamo nostro tale appello che invitiamo i nostri lettori a sottoscrivere.
Il gruppo di docenti dell’Università La Sapienza di Roma,che aveva manifestato al Rettore dell’ateneo la convinzione della non opportunità di far partecipare il Papa alle cerimonia di apertura dell’anno accademico,ottenendo il consenso e l’appoggio di molti studenti,è in queste ore oggetto di un violento attacco mediatico, non privo di insulti e falsità,da parte di molti esponenti del mondo politico e nel silenzio di troppi.
Non era e non è in discussione il diritto del Papa, così come il diritto di qualunque cittadino,di esprimere il proprio pensiero, la laicità condanna ogni forma di censura.
Il problema, sollevato da quei docenti,era l’inopportunità dell’intervento in sede accademica e particolarmente in occasione di un atto di valore simbolico e d’indirizzo come l’inaugurazione dell’anno accademico, dell’esponente di una chiesa, perché ciò avrebbe dato un segnale identitario che una Università non può e non deve proporre.
Esprimiamo quindi la nostra piena solidarietà ai docenti della sapienza, impegnati per la libertà di tutti: nessuno è stato censurato, non lo si voleva nè lo si poteva fare.
Chi di fronte alle critiche tace si assume la responsabilità del proprio silenzio.
Comitato promotore della Consulta milanese per la laicità delle istituzioni”
Il periodico Guerre&Pace e’ sostenuto da pacifisti e antimilitaristi, a quanto leggo sul suo sito.
A questo punto mi domando quante altre iniziative in favore dei “67 cattivi maestri” siano attive e non sanno nulla l’una dell’altra.
Ci vorrebbe un appello per riunire gli appelli, ho idea che siamo molto piu’ numerosi del previsto.
29 Gennaio 2008 alle 17:10
A me sinceramente dà molto fastidio tutto quello che sta succedendo, è una strumentalizzazione ce ne stiamo rendendo conto?
In realtà tutte queste cose sembrano proprio “concordate” ad arte perchè il governo cadesse. e ora siamo nel panico più totale tra preti che girano per le università a cercare adepti, missioni cittadine di conversione, cattolici contro comunisti, studenti cattolici contro professori firmatari. Ma io dico stiamo scherzando?
benedetto XVI non andando alla Sapienza ha prodotto un clamore che non avrebbe mai e poi mai prodotto andandoci.
E intanto, mentre tutto questo scenario quasi giullaresco si muove, gli italiani sono senza soldi e senza casa, i ricercatori sono sottopagati, l’immondezza ci assedia, e nei “palazzi alti” c’è chi esce, ma mai nessuno che entri, per restarci. e creare.
La situazione italiana è grave. grave.
4 Febbraio 2008 alle 16:43
Questo e’ fanatismo ed infermita’ mentale ma la gente ha compreso la vostra intolleranza. Non sono cattolico ma in una democrazia tutti hanno il diritto di eprimere le proprie opinioni, non solo voi perche’ non ci siete solo voi , una minoranza di alienati mentali. Avete gia’ fatto la figura che meritavate nel senso che vi siete smascherati per cui adesso andate nel ridicolo. Siete siete stati a voi a far si’ che la cosa fosse strumentalizzata politicamente perche’ la scienza non dovrebbe essere politica ma con voi lo e’ diventata.
11 Febbraio 2008 alle 23:54
Ho trovato quest’articolo:
http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=525703&KeyW=%EF%BF%BD